Tesoro fissa la rotta per il debito 2026: emissioni in leggero calo e costo medio in riduzione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, attraverso il Dipartimento del Tesoro, ha delineato il piano di navigazione per la gestione del debito pubblico nell’anno 2026, un documento che, se da un lato fotografa i progressi compiuti, dall’altro traccia con prudenza il sentiero futuro in un panorama internazionale tutt’altro che placido. I numeri che emergono, del resto, offrono uno spaccato di un’amministrazione che, almeno per il momento, può contare su venti più favorevoli rispetto al recente passato. Il costo medio all’emissione, un indicatore cruciale che misura la spesa per collocare nuovo debito, ha infatti proseguito il suo declino, attestandosi al 2,75% nel corso del 2025, un dato che segna un netto miglioramento rispetto al 3,40% registrato nell’anno precedente e che scende ancor più lievemente se si considerano, com’è giusto, anche i prestiti legati agli strumenti europei SURE e NGEU.

Il differenziale tra costo all’emissione e costo del debito

Va però sottolineato, per una comprensione più approfondita della situazione, che il costo medio del debito nel suo complesso, calcolato come rapporto tra gli oneri per interessi e l’intero stock dei titoli in circolazione, si posiziona su un livello leggermente superiore, ovvero intorno al 2,97%. Questo scarto, per quanto contenuto, illustra bene la differenza tra la condizione immediata delle nuove aste e il peso storico del passivo accumulato, che risente naturalmente delle emissioni effettuate in periodi di tassi ben più elevati. Una dinamica, questa, che il Tesoro monitora con attenzione, consapevole che il percorso di normalizzazione dei tassi d’interesse, seppur avviato, rimane esposto a molte variabili.

Il quadro delle emissioni per il prossimo anno

Guardando al futuro prossimo, il piano per il 2026 prevede un volume di emissioni a medio-lungo termine che si attesterà in un range compreso tra i 350 e i 365 miliardi di euro, una cifra che segnerebbe un leggero calo rispetto all’offerta corrente e che verrà calibrata con flessibilità in base alle esigenze di copertura del fabbisogno e alle condizioni di mercato. Per quanto concerne i titoli a breve scadenza, i BOT, la strategia indicata è quella di mantenere un’offerta in linea, o appena superiore, con i rimborsi in scadenza, garantendo al contempo una sufficiente liquidità per ciascuna tipologia di Titolo sul mercato secondario, un elemento fondamentale per preservarne l’attrattività e la stabilità. La somma dei rimborsi previsti per l’anno, che ammonta a oltre 131 miliardi, costituisce il parametro di base per queste operazioni.

Il contesto competitivo e le dichiarazioni del direttore

La sfida, come sottolineano le linee guida, non sarà di poco conto, considerando il “traffico” previsto sui mercati finanziari globali. L’aumento delle emissioni da parte della Germania, chiamata a finanziare ingenti piani di spesa, e il persistente deficit di bilancio degli Stati Uniti, ora sotto l’amministrazione del presidente Trump, creeranno infatti un panorama competitivo che richiederà una gestione oculata. Il direttore del Debito Pubblico, Davide Iacovoni, ha comunque espresso soddisfazione per i “risultati incoraggianti” del 2025, attribuendoli sia alla performance operativa che alla continua diversificazione della base degli investitori, risultati ottenuti in uno scenario geopolitico complesso e resi possibili, ha specificato, anche dal quadro positivo della finanza pubblica italiana e dal piano fiscale di medio termine avviato. Tra le novità per i cittadini risparmiatori, il Tesoro ha annunciato l’intenzione di lanciare nuovi strumenti di investimento retail nel corso del 2026, ampliando così l’offerta dedicata.

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