L'industria italiana arranca, produzione in calo per il 25esimo mese consecutivo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I dati diffusi dall'Istat confermano un trend negativo che ormai sembra diventato strutturale: a febbraio 2025, la produzione industriale ha segnato un ulteriore calo dello 0,9% rispetto a gennaio, mentre su base annua la flessione raggiunge il 2,7%. Un dato che, seppur lievemente attenuato rispetto ai picchi negativi registrati nei mesi precedenti, non lascia spazio a ottimismo, considerando che si tratta del venticinquesimo mese consecutivo in cui il confronto con l'anno precedente chiude in territorio negativo.

La fotografia del trimestre dicembre-febbraio non è migliore: rispetto ai tre mesi precedenti, la produzione industriale segna un -0,7%, con dinamiche divergenti tra i vari settori. L'unico comparto a registrare un incremento mensile è quello energetico (+4,0%), trainato probabilmente da fattori stagionali e da una ripresa degli investimenti infrastrutturali. Tutti gli altri settori, invece, continuano a perdere terreno: i beni strumentali crollano del 3,3%, quelli intermedi del 2,0% e i beni di consumo dell'1,9%.

Le performance più preoccupanti, tuttavia, emergono dal confronto annuale. La metallurgia, da tempo in affanno, perde il 7,5%, mentre il comparto dei macchinari precipita del 9,7%. Ancora più drammatico il dato dei trasporti, che segna un -14,1%, confermando le difficoltà di un settore strategico per l'economia nazionale.

Le stime di Confindustria, del resto, non lasciano margine di interpretazione: il Pil italiano nel 2025 crescerà appena dello 0,6%, una revisione al ribasso rispetto alle precedenti previsioni (0,9%) e ben al di sotto dell'1,2% stimato dal governo. Un dato che, se confermato, rappresenterebbe una battuta d'arresto significativa per un'economia che fatica a riprendersi dopo anni di stagnazione.

"La situazione è critica, ma non irreversibile", ha dichiarato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, durante un'intervista televisiva, evitando però di indicare soluzioni immediate. Per il 2026, le proiezioni restano prudenti, con una crescita attesa dell'1%, un valore che, se mantenuto, non basterebbe a colmare il divario accumulato negli ultimi anni.

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