È morto Pino Colizzi, la voce di Nicholson e De Niro e del capitano Willard in Apocalypse Now
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si è spento a Roma all’età di 88 anni Pino Colizzi, una delle colonne portanti del doppiaggio italiano, figura il cui timbro ha attraversato generazioni di spettatori prestando volto e voce – e non è un semplice modo di dire – a decine di attori internazionali. La scomparsa, avvenuta nella giornata di ieri, sabato 14 febbraio 2026, chiude un capitolo fondamentale dell’arte del ridoppiaggio, quella pratica artigianale che ha reso immortali nel nostro paese interpretazioni nate oltreoceano. Colizzi, nato a Roma nel 1937, non era soltanto un doppiatore: il suo era un mestiere completo, che spaziava dalla recitazione teatrale, dove mosse i primi passi giovanissimo, alla direzione del doppiaggio di pellicole che hanno fatto la storia del cinema, senza dimenticare una Corposa carriera davanti alla macchina da presa.
Dalla gavetta con Visconti al trono di Superman
L’esordio nel mondo dello spettacolo porta la firma illustre di Luchino Visconti, che gli affidò una piccola parte in Uno sguardo dal ponte accanto a Paolo Stoppa e Rina Morelli, mentre nello stesso anno, il 1960, il piccolo schermo lo vede protagonista dello sceneggiato Tom Jones. Ma è dietro al microfono che la sua arte raggiunge l’apice. La sua voce, duttile e profonda, calzava con naturalezza sul volto di star del calibro di Michael Douglas e Jack Nicholson, attori ai quali regalò il suo timbro in numerosi film, ma l’elenco di coloro a cui diede voce è sterminato: James Caan, Richard Dreyfuss, Omar Sharif e Franco Nero sono solo alcuni dei nomi che portano la sua firma invisibile. Per il pubblico italiano, Christopher Reeve parlò con la sua voce nei primi tre capitoli di Superman, mentre indimenticabile rimane il suo lavoro su Robert Powell nel Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli, produzione nella quale Colizzi apparve anche come attore nel ruolo di Jobab.
I capolavori: dal Padrino alla jungla di Coppola
Se c’è un lascito che il grande pubblico riconosce immediatamente, è il suo apporto a due film cardine della storia del cinema. In Il padrino – Parte II di Francis Ford Coppola, Colizzi doppiò Robert De Niro nei panni del giovane Vito Corleone, un’interpretazione che richiedeva una tensione drammatica e una padronanza dei silenzi non comuni. E poi c’è Apocalypse Now, sempre del medesimo regista: qui Colizzi prestò la voce al capitano Willard di Martin Sheen, scandendo con il suo timbro quella discesa negli inferi della coscienza americana durante la guerra in Vietnam. E ancora, nel 1973, si cimentò con l’animazione Disney, diventando la voce italiana di Robin Hood nella versione classica, un ruolo che gli valse l’affetto dei più piccoli. A questi si aggiungono doppiaggi cult come quello di Patrick McGoohan nella seconda edizione de Il prigioniero.
L’attore e il direttore del doppiaggio
Parallelamente all’attività di doppiatore, Colizzi ha continuato a coltivare la sua carriera di attore, partecipando a sceneggiati di grande richiamo come Anna Karenina per la regia di Sandro Bolchi, dove vestiva i panni del conte Vronskij, e la celebre serie La piovra. Come direttore del doppiaggio, la sua mano ha guidato le versioni italiane di pellicole fondamentali come Pulp Fiction, Il paziente inglese e la trilogia di Matrix. Sposato con la collega Manuela Andrei, l’unione dalla quale sono nati i due figli Carlo e Chiara – quest’ultima ha seguito le orme paterne nel mondo del doppiaggio –, Colizzi lascia un’eredità professionale fatta di migliaia di ore di registrazione, di sguardi rubati in cabina e di quelle inflessioni che hanno reso familiari al pubblico italiano volti lontani e personaggi immaginari.




