È morto Pino Colizzi, la voce di Nicholson, De Niro e di Superman
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si è spento a Roma all’età di 88 anni Pino Colizzi, attore e doppiatore tra i più rispettati e riconoscibili del panorama italiano. La scomparsa, avvenuta il 14 febbraio scorso, è stata resa nota nelle ultime ore, suscitando commozione in chi quel mestiere lo pratica e in chi, da semplice spettatore, ha familiarizzato con la sua timbrica senza forse conoscerne il nome. Colizzi, nato nella Capitale nel 1937, era però legato alla Calabria per via di un trasferimento giovanile e da lì, dopo le prime esperienze teatrali, aveva intrapreso un percorso che lo avrebbe portato a diplomarsi all’Accademia nazionale d’arte drammatica. Il debutto ufficiale porta la firma di Luchino Visconti, che gli affidò una parte in Uno sguardo dal ponte accanto a Paolo Stoppa e Rina Morelli, mentre in televisione esordì nello stesso periodo, nei panni del protagonista dello sceneggiato Tom Jones. Da lì in poi la carriera si dipanò tra palcoscenico, piccolo schermo e pellicole cinematografiche, con registi del calibro di Mauro Bolognini in Metello e Sandro Bolchi, che gli diede la complessa opportunità di vestire i panni del conte Vronskij in Anna Karenina.
L’arte di prestare la voce ai divi di Hollywood
Fu però nel doppiaggio che Colizzi costruì la sua fama più duratura, quella che lo ha reso familiare a generazioni di spettatori. La sua voce calda e autorevole si è sovrapposta ai volti più celebri di Hollywood, diventandone l’interprete italiana per decenni. Tra i sodalizi più memorabili c’è senz’altro quello con Michael Douglas, a cui ha prestato la voce in pellicole come Attrazione fatale e Black Rain, e con Jack Nicholson, di cui ha reso le sfumature beffarde in Le streghe di Eastwick e Mars Attacks!. L’elenco è lungo e include anche James Caan, Richard Dreyfuss in Lo squalo e Omar Sharif. E poi ci sono interpretazioni talmente radicate nell’immaginario collettivo da apparire inscindibili: la sua è la voce di Christopher Reeve nei primi tre film di Superman, di Robert De Niro nel ruolo di Sonny Corleone ne Il padrino - Parte II e di Martin Sheen nel viaggio allucinato di Apocalypse Now, capolavoro di Francis Ford Coppola.
Da Zeffirelli alla direzione del doppiaggio di cult
Un capitolo a parte merita il rapporto con Franco Zeffirelli, regista con cui collaborò in più occasioni. Colizzi non solo diresse il doppiaggio di tutte le sue pellicole a partire da Il campione, ma interpretò anche il ruolo del buon ladrone nello sceneggiato Gesù di Nazareth, prestando al contempo la voce al Cristo di Robert Powell, contribuendo in maniera determinante alla solennità di quell’opera. Tra i doppiaggi che hanno segnato l’infanzia di molti, impossibile dimenticare quello della volpe Robin Hood nel classico Disney del 1973. Come direttore del doppiaggio, Colizzi firmò la versione italiana di film diventati di culto: da Pulp Fiction a Il paziente inglese, passando per la trilogia di Matrix e alcuni capitoli della saga di James Bond con Pierce Brosnan. Un lavoro meticoloso, fatto di ritmi e intenzioni da preservare, che richiede una conoscenza profonda della lingua e delle dinamiche recitative.
L’addio a un principe del mestiere
Colizzi si era ritirato dal doppiaggio nel 2010, pur continuando a recitare ancora per qualche anno, fino al 2015, con un’ultima apparizione in Alaska di Claudio Cupellini. La sua vita privata è stata legata a quella dell’attrice e doppiatrice Manuela Andrei, dalla quale ha avuto due figli: Carlo e Chiara. Quest’ultima ha seguito le orme paterne, diventando a sua volta una voce nota nel settore. Con la scomparsa di Pino Colizzi se ne va un pezzo di storia del cinema italiano e internazionale, un interprete che sapeva modulare la parola per aderire perfettamente all’espressività altrui, facendo da ponte invisibile ma essenziale tra la pellicola e il pubblico. Una di quelle figure che lavorano nell’ombra, ma senza le quali la magia del grande schermo, forse, non sarebbe la stessa.




