L'omicidio di Sergiu Tarna, esecuzione a Mira. Indagini sulle ultime ore e la pista della droga

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Gli inquirenti, in attesa dei referti definitivi dell'autopsia, stanno ora ricostruendo minuto per minuto le ultime ore di vita di Sergiu Tarna, il barman venticinquenne di origini moldave il cui Corpo è stato rinvenuto il 31 dicembre tra le campagne di Mira e Malcontenta. Dopo aver lavorato tutto il giorno in un bar di Mestre, dove era in periodo di prova, il giovane aveva consumato una birra con un amico in un altro locale, lo stesso in cui avrebbe dovuto iniziare a lavorare per la notte di Capodanno. Una serata apparentemente normale, che si è però spenta nel buio di una strada di campagna, trasformandosi in una tragedia dalla dinamica brutale e inquietante.

L'esecuzione che richiama i metodi della mala

Dall'esame autoptico, infatti, emerge un quadro che ha riportato alla memoria, negli ambienti investigativi, modalità operative non più diffuse da tempo. Tarna è stato ucciso con un solo colpo di pistola, esplosogli alla tempia, in una maniera che ricorda da vicino le esecuzioni della cosiddetta Mala del Brenta, il sodalizio criminale che segnò un'epoca in Veneto. Un gesto secco, che lascia intendere una ferocia calcolata e una certa pratica nell'uso delle armi da fuoco, probabilmente di grosso calibro. Gli investigatori ritengono ormai quasi certo che la vittima sia stata condotta viva sul luogo del delitto, o nelle sue immediate vicinanze, facendola salire a bordo di un'automobile. Un'operazione che, per essere portata a termine, avrebbe richiesto la presenza di almeno due persone, le quali potrebbero aver teso al giovane una trappola o averlo costretto con la forza a seguirle prima dell'omicidio.

La trappola e lo sgarro: la pista degli affari illeciti

Proprio l'ipotesi della trappola sembra prendere sempre più piede, spingendo gli uomini della Squadra Mobile a setacciare meticolosamente la vita del barman. L'attenzione si sta focalizzando sulla possibilità che Tarna abbia commesso quello che, in certi ambienti, viene definito uno "sgarro", un errore o una mancanza all'interno di affari loschi. Il cellulare della vittima e le sue chat sono al centro delle indagini, nella speranza che possano rivelare contatti, appuntamenti o tensioni intercorsi nelle ore precedenti la morte. L'identificazione del tipo di arma utilizzata rappresenta un altro tassello cruciale, che potrebbe aiutare a circoscrivere il campo d'indagine e a tracciare un profilo degli esecutori.

Il dolore di una madre e il mistero di una vita che cercava autonomia

Mentre le indagini procedono, il lutto assume un volto privato e straziante, quello di Anastasia Burghelea. La madre del giovane, che ha cambiato la sua immagine del profilo social mostrando un nastro nero avvolto attorno a un cero, racconta un figlio desideroso di indipendenza, che si era appena trasferito a vivere da solo a Chirignago per "farsi la sua vita". Una ricerca di normalità e autonomia che rende ancora più incomprensibile, per i suoi cari, la violenza della sua fine. Oltre duecentocinquanta messaggi di cordoglio, per lo più in moldavo, si accumulano sotto quella foto simbolo di un dolore senza confini, mentre la domanda su cosa realmente sia accaduto in quella notte di dicembre attende ancora una risposta definitiva dalla macchina della giustizia.

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