Giro d'Italia 2026, il tracciato tra Bulgaria, memoria e il ritorno a Milano
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Redazione Sport
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Vincenzo Torriani, leggendario artefice della Corsa Rosa, sosteneva che i suoi percorsi andassero giudicati soltanto a giugno, quando l'ultima maglia è stata staccata dalle spalle del vincitore. Un principio, questo, che Mauro Vegni – erede di quella scuola e da tre decenni immerso nell'organizzazione del Giro – fa proprio ogni volta che disegna un nuovo itinerario, consapevole che la carta è solo una promessa e che la storia si scrive sull'asfalto. Il percorso del Giro d'Italia 2026, presentato in questi giorni, sembra riflettere proprio questa filosofia, puntando su un equilibrio calcolato e su una successione armonica, sebbene non priva di sfide, delle sue difficoltà, senza affidarsi, almeno in apparenza, a singoli eccessi o a trovate spettacolari. Si tratta di un tracciato che, nella sua struttura complessiva, pare voler premiare la costanza e la capacità di adattamento, piuttosto che la specializzazione in un'unica disciplina.
Partenza storica e finale nella Capitale
La cronaca, o meglio la leggenda, inizierà lontano dall'Italia, poiché per la prima volta la Grande Partenza sarà affidata alla Bulgaria, un paese che scriverà così il suo nome nel libro della corsa. Un inizio inedito che darà subito un respiro internazionale all'evento, prima del ritorno sul suolo nazionale per il cuore della competizione. Il viaggio di 3.459 chilometri, con i suoi quasi cinquantamila metri di dislivello complessivo, troverà il suo epilogo a Roma, dopo ventuno tappe, con un arrivo in grado di coniugare la maestosità della storia con la potenza dello sport. Un percorso, quindi, che si snoderà tra scenari diversi, toccando luoghi simbolo e riportando la corsa in città che ne hanno segnato il passato.
Il ritorno a Milano e le tappe di memoria
Tra questi ritorni, spicca quello a Milano, fissato per il 24 maggio. Come ha confermato il sindaco Giuseppe Sala, non si tratterà di una cronometro, bensì di un circuito cittadino, una scelta studiata per permettere al pubblico di assaporare pienamente il passaggio dei corridori, evitando un transito fugace. "Mi pare una buona soluzione per poter vedere e godere appieno della tappa", ha dichiarato Sala, sottolineando come l'obiettivo fosse proprio quello di regalare alla città un evento di qualità. Un'altra tappa carica di significati è quella che vedrà protagonista la Paganella, con arrivo ad Andalo e partenza da Fai della Paganella, a dieci anni esatti dalla vittoria di tappa di Alejandro Valverde. Un omaggio a un capitolo recente della storia del Giro, che promette, come annunciato, "un grande inizio di estate" per quei territori.
Il tocco del Sebino e la tappa di transizione
Anche il lago d'Iseo, il Sebino, avrà il suo momento rosa. La diciassettesima tappa, che collegherà Cassano d'Adda ad Andalo, sfiorerà infatti le rive del lago, colorando di folla e di entusiasmo i centri di Sarnico, Paratico e Iseo. Si tratterà di una frazione di transizione, probabilmente decisiva nelle strategie di squadra alla vigilia delle successive difficoltà, che offrirà uno scorcio di rara bellezza paesaggistica agli appassionati di tutto il mondo. Un inserimento, quello del Sebino, che arricchisce il mosaico di un Giro che sembra voler tessere insieme novità e tradizione, sfide alpine e percorsi di mezzo, in attesa che siano i campioni, con le loro gambe e la loro tattica, a dare il verdetto finale su un tracciato che, sulle carte, si presenta come un enigma tutto da sciogliere.




