Jorge Martin penalizzato per l'incidente in partenza a Balaton
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Redazione Sport
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La domenica del Gp d’Ungheria, sul neonato circuito del Balaton Park, si è trasformata in un incubo per le ambizioni iridate di Aprilia già prima di entrare nel vivo del primo giro, visto il caos generatosi alla staccata della curva 1. È qui, infatti, che Jorge Martin, partito dall’ottava piazza, ha perso il controllo della sua RS-GP26 in fase di frenata, scatenando una carambola che ha coinvolto – oltre a se stesso – ben altri cinque piloti.
Tra i caduti, il compagno di squadra nonché leader della classifica mondiale Marco Bezzecchi, Fabio Di Giannantonio, Raul Fernandez e Fermin Aldeguer. Un incidente, quello provocato dal campione del mondo in carica, che ha spinto i commissari sportivi della FIM a intervenire con una sanzione pesante: Martin dovrà scontare un doppio long lap penalty nel prossimo Gran Premio in programma a Brno.
La motivazione ufficiale, come si legge nel verdetto degli stewards, fa riferimento alla "creazione di una situazione pericolosa per molteplici piloti" aggravata dalla circostanza che l’errore sia avvenuto al via, dove i margini di manovra si riducono a zero e le conseguenze, come quelle viste sull’asfalto magiaro, tendono a essere esponenziali.
La dura reazione di Di Giannantonio e il silenzio della squadra
Se per la maggior parte dei coinvolti la gara si è conclusa prima ancora di iniziare, Fabio Di Giannantonio è stato l’unico – e la fortuna ha giocato un ruolo decisivo in questo frangente – a riuscire a ripartire dopo la caduta. Il pilota romano del Pertamina Enduro VR46 Racing Team ha tagliato il traguardo in dodicesima posizione, raccogliendo quattro punti che, come ha poi raccontato a caldo, sanno di beffa più che di consolazione per un potenziale podio gettato alle ortiche.
"I primi due giri avevo la nausea, probabilmente per il colpo preso, ma poi ho cercato di spingere per portare a casa qualche punto," ha dichiarato, senza nascondere il rammarico per una manovra che definisce al limite. "Va bene essere aggressivi, ma rischiare così tanto? Siamo i migliori piloti al mondo, dovremmo dare l’esempio," ha aggiunto, sottolineando come la prima curva, specialmente quando si è incolonnati all’interno, richieda una precisione che oggi è mancata. Dalla parte opposta del box, invece, è calato il gelo.
Aprilia Racing ha infatti imposto il silenzio stampa ai suoi due piloti principali, Martin e Bezzecchi, delegando ogni comunicazione ufficiale al proprio amministratore delegato, Massimo Rivola.
Rivola e la diagnosi impietosa: "Errore da campione del mondo"
Dopo una prima verifica medica che ha fortunatamente escluso fratture per Bezzecchi (contusioni importanti a gamba e mano) e per lo stesso Martin (dorso e piede), Rivola ha voluto chiarire la posizione del costruttore di Noale, non rifugiandosi dietro a facili alibi. Con la franchezza che talvolta caratterizza i vertici del paddock, il Ceo non ha usato giri di parole nell'attribuire la responsabilità dell’eliminazione simultanea dei suoi due alfieri.
"La colpa è al 100% di Jorge," ha dichiarato, definendo l’episodio non come frutto di eccessiva foga agonistica, bensì come un vero e proprio errore tecnico di valutazione. "Non è come in Giappone; qui è strano. Ha sbagliato la frenata, pinnando di più con la moto inclinata in un punto dove c'è poco grip. Un errore che un campione del mondo non dovrebbe fare, molto semplice".
Un’analisi, quella del dirigente italiano, che ha trasformato un incidente di gara in una questione di merito sportivo e di responsabilità individuale, spostando l’attenzione dalla sfortuna alla mancanza di lucidità in un frangente cruciale della corsa.
Il peso sulla classifica e il sorpasso virtuale di Marquez
Se a Balaton Park il semaforo verde si è spento su un disastro, lo stesso non si può dire per i giochi iridati, dove il vuoto lasciato dalla doppia caduta delle Aprilia ha permesso a Marc Marquez – trionfatore per la centesima volta in carriera – di rosicchiare terreno prezioso nella rincorsa al vertice. Con Marco Bezzecchi fermo a quota 180 punti e Martin bloccato a 160, il divario rimane contenuto in venti lunghezze, ma l’attenzione ora è tutta sul -72 che separa il #93 dal comando.
In un mondiale che ha superato il primo terzo della stagione (round 8 su 22), la rimonta del catalano diventa sempre più concreta, mentre il terzetto alle loro spalle – composto da Di Giannantonio (138), Acosta (132) e lo stesso Marquez (108) – attende un passo falso dei battistrada.
Per la casa di Noale, quello ungherese è stato un autogol che rischia di pesare come un macigno nel proseguo della stagione, soprattutto se consideriamo che la penalità inflitta a Martin lo costringerà a due lunghi giri aggiuntivi in Repubblica Ceca, un handicap che potrebbe ulteriormente ridurre la sua capacità di attacco nei confronti del proprio compagno di box.




