Gp Ungheria, l’errore di Martin costa caro all’Aprilia: Marquez vince e il box di Noale si scalda

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La staccata di curva 1 al Balaton Park è stata il teatro di un incidente che ha riscritto, suo malgrado, l’esito del Gran Premio d’Ungheria e che ora rischia di innescare un vero e proprio terremoto nell’ambiente del team ufficiale Aprilia. Jorge Martin, nel tentativo di guadagnare una posizione alla partenza, ha frenato troppo tardi sul cordolo interno; complice il grip ridotto del nuovo asfalto, il pilota spagnolo ha perso l’anteriore della sua RS-GP, trasformandosi in un missile inerte lanciato contro la moto gemella del compagno di squadra Marco Bezzecchi.

L’effetto domino è stato inevitabile: l’impatto ha coinvolto Raul Fernandez, Fermin Aldeguer e, per sua sfortuna, Fabio Di Giannantonio, quest’ultimo costretto a ripartire dagli ultimi posti e a lottare contro nausea e acciacchi per chiudere in dodicesima posizione.

Le scuse pubbliche di Martin e la giustizia sportiva

A distanza di qualche ora dalla carambola, Martin ha rotto il silenzio affidando ai propri canali social un messaggio di scuse rivolto ai colleghi coinvolti. “Mi dispiace molto per le conseguenze che questo incidente ha causato”, ha scritto il centauro iberico, spiegando di aver perso il controllo della moto senza alcuna intenzione predatoria – e aggiungendo, con un sospiro di sollievo comune a tutto il paddock, che “grazie a Dio stiamo tutti bene”.

Le parole pronunciate privatamente all’interno del box Aprilia hanno dunque trovato conferma pubblica in rete, dove Martin ha ringraziato per i messaggi di supporto ricevuti. Sul fronte regolamentare, però, la mannaia dei commissari è scesa ugualmente: i giudici di gara hanno inflitto una doppia Long Lap Penalty che lo spagnolo dovrà scontare nel prossimo appuntamento del mondiale, in programma tra due settimane a Brno, per quello che viene definito “comportamento pericoloso nei confronti di più piloti”.

Il disastro strategico e i rimpianti di Di Giannantonio

Mentre i piloti a terra raccoglievano le moto tra la ghiaia, l’occasione d’oro per chi era rimasto in sella veniva colta al volo da Marc Marquez. Il pilota della Ducati ha conquistato la centesima vittoria della sua carriera in un weekend perfetto, capitalizzando al massimo l’autogol della casa di Noale. Fabio Di Giannantonio, l’unico tra i “malcapitati” a essere riuscito a ripartire, ha raccontato ai microfoni di Sky le difficoltà vissute dopo la caduta, dalla nausea nei primi giri alla delusione per un podio che, dati alla mano, ritiene sfumato.

Il pilota del team VR46 ha spiegato come la continuità tecnica trovata finalmente in questa stagione avesse acceso grandi speranze, svanite nel giro di pochi secondi a causa di un errore che non poteva certo evitare, trovandosi dalla parte sbagliata della pista in quel momento.

Un ambiente rovente: tocca a Rivola gestire il dopo-Ungheria

L’errore di Jorge Martin – che qualcuno, con un pizzico di ironia feroce, ha paragonato a un bowlling che ha abbattuto quattro birilli umani – ha gettato benzina sul fuoco di una convivenza interna già di per sé esplosiva. Le voci di corridoio indicano che l’ambiente del team sia surriscaldato: se da un lato c’è la comprensione per l’errore umano in una fase convulsa della gara, dall’altro c’è la rabbia per un doppio zero pesantissimo in classifica che rischia di compromettere la rincorsa al titolo.

Toccherà a Massimo Rivola, amministratore delegato di Aprilia Racing, mettere una pezza a questa frattura nascosta sotto la carrozzeria della RS-GP26. Il dirigente, che solo pochi mesi fa parlava di “sentore di poter fare qualcosa di storico” con questa coppia di piloti, si trova ora a dover evitare che la pressione generata da questo incidenti faccia implodere un progetto che fino alla vigilia dell’Ungheria sembrava solido.

La pista di Brno, con le sue due penalità da scontare, si preannuncia già come un esame di maturità non solo per Martin, ma per l’intera gestione tecnica di Noale.

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