Omicidio di Ramy Elgaml, inchiesta sui Carabinieri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella stanza di Ramy Elgaml, un giovane di 19 anni tragicamente scomparso, il padre Yehia, 61 anni, ci accoglie con un sorriso malinconico, stringendo una cornice azzurra con una foto di lui e Ramy in piazza Duomo. La stanza, che in realtà è il salottino di casa Elgaml, un bilocale in un caseggiato popolare al Corvetto, è il luogo dove Ramy dormiva, come indica Yehia sfiorando appena il letto a castello di ferro.

L'avvocata Debora Piazza, che rappresenta Fares Bouzidi, il ragazzo alla guida dello scooter T-Max su cui viaggiava anche Ramy, è rimasta basita ascoltando le registrazioni integrali depositate agli atti. Le frasi pronunciate dai carabinieri durante l'inseguimento, come "Vaffanculo non è caduto prima, lo che cade, no merda non è caduto", hanno sollevato dubbi sulla condotta degli agenti.

L'inchiesta, inizialmente per omicidio colposo stradale, potrebbe aggravarsi a omicidio con dolo eventuale. I carabinieri, che hanno inseguito il T-Max per quasi otto chilometri il 24 novembre scorso, potrebbero vedere peggiorare la loro posizione. Il video dell'inseguimento, agli atti dell'inchiesta, mostra nuovi particolari relativi all'incidente in cui Ramy ha perso la vita, schiantandosi contro un palo del semaforo alla periferia sud di Milano.

La vicenda, che ha scosso profondamente la comunità locale, continua a essere oggetto di indagini approfondite, con l'obiettivo di fare chiarezza sulle responsabilità e sulle dinamiche che hanno portato alla tragica morte di Ramy Elgaml.

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