Sartiglia, mentre i gremi difendono la tradizione i caschetti sono già in magazzino

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la polemica sull’obbligo dei dispositivi di protezione individuale infuria, con i gremi storici schierati in difesa dell’identità secolare della giostra, la Fondazione Oristano ha già mosso un passo concreto sul piano organizzativo. Nonostante il decreto Abodi – che impone l’uso di caschetti e giubbotti protettivi per determinate attività equestri – attenda ancora una piena definizione applicativa, l’ente ha provveduto all’acquisto di 120 dispositivi, spendendo una somma che si aggira intorno ai diciottomila euro, dimostrando una preparazione che procede su un binario parallelo rispetto al vivace dibattito ideologico.

Un terremoto interno scuote l'associazione cavalieri

A questo scenario già teso, si è sovrapposta una crisi interna di portata tale da mettere a rischio il regolare svolgimento della manifestazione. Poche ore prima delle selezioni per la Sartiglia 2026, previste sulla pista di Cort’e Baccas, il consiglio direttivo dell’Associazione culturale Cavalieri di Oristano, guidato dal presidente Ignazio Nonnis, ha rassegnato le dimissioni con effetto immediato. La frattura, annunciata da un laconico messaggio nella chat riservata ai protagonisti della giostra, ha gettato nello sconcerto il mondo della Sartiglia, costringendo a un vertice urgente nel tentativo di ricomporre la spaccatura e salvare le prove di selezione.

La posizione intransigente dei gremi storici

Dall’altra parte della barricata, i gremi – rappresentati dalle massime cariche dei Contadini e dei Falegnami – mantengono una posizione di netta chiusura verso qualsiasi modifica. In una lettera formale indirizzata al Prefetto e alla Commissione di vigilanza, hanno sottolineato come «stravolgere la Sartiglia significhi cancellarla», rivendicando l’autorizzazione a svolgere la giostra nelle sue forme tradizionali, che considerano incompatibili con le nuove prescrizioni di sicurezza. Una difesa a oltranza dell’eredità culturale, che non fa sconti alle esigenze normative.

L'incognita sul futuro immediato della giostra

Il quadro che ne emerge è dunque di una profonda divergenza, dove le istanze di sicurezza, almeno sul piano materiale, sembrano aver già trovato una prima, costosa risposta negli acquisti della Fondazione, mentre la tenuta stessa dell’apparato organizzativo è minata dalle defezioni. La tradizione, per molti versi, si scontra con norme che mirano a prevenirne i rischi, creando una frattura che va ben oltre il semplice dibattito e coinvolge direttamente la struttura portante dell’evento. La giostra, con il suo carico di storia e simboli, si trova quindi a navigare in acque inedite e agitate, dove ogni decisione rischia di avere conseguenze durature.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.