Sartiglia, la giostra tra tradizione e legge: il prefetto conferma l'obbligo dei caschetti
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Redazione Interno
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A Oristano l’atmosfera che precede la secolare Sartiglia, quest’anno in programma il 15 e il 17 febbraio, è carica di una tensione inedita, la quale si sovrappone alla consueta trepidazione per l’evento. Il motivo risiede in una circolare a firma del prefetto Salvatore Angieri, indirizzata ai primi cittadini della provincia, nella quale si ribadisce, senza possibilità di deroga, la necessità di ottemperare pienamente alle prescrizioni del decreto legislativo Abodi in materia di sicurezza nelle manifestazioni equestri. La norma, nello specifico, impone l’obbligo per i cavalieri di indossare dispositivi di protezione individuale, ovvero caschetti e corpetti, durante lo svolgimento della giostra. Una disposizione che, se da un lato trova la sua ratio nella tutela dell’incolumità dei fantini, dall’altro urta visceralmente contro una tradizione che, da secoli, celebra il coraggio e l’estetica del cavaliere a volto scoperto, con il suo copricapo caratteristico.
La reazione dei cavalieri e la convocazione in Comune
La presa di posizione dell’autorità prefettizia, che non ammette interpretazioni elastiche, ha provocato una reazione immediata e durissima da parte dei protagonisti stessi della Sartiglia. I cavalieri, custodi di un sapere e di un cerimoniale tramandati di generazione in generazione, hanno minacciato apertamente di non scendere in lizza, facendo così vacillare l’edizione 2026 della giostra. Una prospettiva che ha spinto il sindaco di Oristano, Massimiliano Sanna, a convocare d’urgenza un incontro con i rappresentanti dei fantini, nel tentativo di trovare una mediazione che possa scongiurare il blocco della manifestazione. Si tratta di un confronto delicatissimo, che deve bilanciare l’imperativo della legalità, rappresentato dalle chiare indicazioni del prefetto, con la salvaguardia di un rito identitario per la città e per tutta la Sardegna.
Le accuse politiche dal consiglio comunale
Proprio mentre si tenta una via d’uscita negoziale, la gestione dell’intera vicenda da parte della giunta guidata da Sanna è finita sotto il fuoco incrociato delle opposizioni in consiglio comunale. I gruppi di centrosinistra, in particolare, hanno alzato il tono dello scontro, parlando senza mezzi termini di un «fallimento politico totale». Secondo tali voci, l’amministrazione avrebbe mostrato «inerzia e incapacità» nel gestire le ricadute del decreto Abodi sulla Sartiglia, esponendo la città a un «azzardo morale». La critica, aspra, si concentra sul fatto che, nonostante l’incertezza normativa e la minaccia dei cavalieri, si sia proceduto ugualmente all’apertura della vendita online dei biglietti, incassando quindi risorse senza poter garantire lo spettacolo promesso. Una condotta, questa, definita rischiosa perché potrebbe portare a contenziosi e a una «figura barbina di livello internazionale», umiliando Oristano e la sua festa più celebre.
Il Galà nel segno della tradizione
In questo clima di forte apprensione, il programma del Carnevale oristanese prosegue con gli eventi collaterali. Domenica 8 febbraio, al Teatro Garau, è in calendario il Gran Galà della Sartiglia, evento organizzato dal Comune insieme a Fondazione Oristano, Pro Loco e Consulta Giovani, con il patrocinio dell’assessorato regionale al Turismo. La serata, concepita come un viaggio tra storia e spettacolo a una settimana dalla giostra, rappresenta un momento di celebrazione e di attesa. Tuttavia, quest’anno, il dibattito sui caschetti getta un’ombra lunga anche su questo appuntamento, trasformandolo inconsapevolmente in un simbolo della dicotomia tra la tutela rigida della sicurezza e la preservazione integrale di un patrimonio immateriale, i cui dettagli – come l’assenza dell’elmetto – sono percepiti non come semplici particolari, ma come elementi costitutivi e insostituibili della sua essenza.




