Oristano, la Sartiglia e il prefetto: la legge sul casco non ammette tradizioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione è palpabile nelle vie di Oristano, dove l'aria si carica dell'attesa per la Sartiglia, mentre un decreto dello Stato rischia di modificarne il volto millenario. Il prefetto Salvatore Angieri, chiamato a interpretare e far rispettare il decreto Abodi sulla sicurezza nelle manifestazioni sportive, non usa giri di parole, affermando con fermezza che «la giostra equestre rientra appieno nel Dpcm» e auspicandone il pieno rispetto. Una presa di posizione netta, la sua, che non lascia spazio a equivoci: la norma, concepita per proteggere l'incolumità dei partecipanti, deve essere applicata senza sconti, a dispetto del peso storico e identitario dell'evento.

Al centro del dibattito, che divide istituzioni e portatori di una tradizione secolare, c'è l'obbligo di indossare il casco protettivo durante le corse. Per molti, soprattutto tra i cavalieri e tra coloro che vivono la giostra come un rito collettivo, l'imposizione sembra un atto vicino al sacrilegio, poiché stravolgerebbe l'iconografia stessa della Sartiglia, il cui elemento distintivo – insieme alla maestria equestre – è proprio l'abbigliamento tradizionale del Componidori e della pariglia. Andrea Manias, presidente dell'associazione cavalieri, esprime una resistenza che è quasi un ultimatum: se verrà imposto il caschetto, i cavalieri accompagneranno il Componidori lungo il percorso e poi «tutti a casa», trasformando una festa di movimento e abilità in una silenziosa processione.

Tutti gli occhi sono puntati sulla commissione provinciale di vigilanza sui pubblici spettacoli, il cui tavolo tecnico ha già iniziato a esaminare la questione, rinviando le determinazioni ufficiali a dopo un ulteriore approfondimento. Quel che emerge, al di là delle posizioni contrapposte, è la possibilità concreta di un'edizione profondamente diversa, adeguata alle stringenti misure di sicurezza ma forse privata di una parte della sua anima più autentica e riconoscibile. Si tratta di un dilemma complesso, che mette in gioco il delicato equilibrio tra il dovere di prevenire incidenti – alcuni dei quali, in passato, hanno purtroppo segnato la cronaca nera della manifestazione – e il rispetto per una pratica culturale che nel rischio calcolato ha uno dei suoi elementi costitutivi.

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