Sartiglia, lo scontro tra tradizione e sicurezza. Il prefetto richiama i sindaci, i cavalieri minacciano il boicottaggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La celebre Sartiglia di Oristano, giostra equestre di origine medievale che ogni anno richiama migliaia di spettatori, si trova al centro di un acceso dibattito tra le prescrizioni di sicurezza nazionale e la difesa di una tradizione secolare. Il prefetto della provincia, Salvatore Angieri, ha infatti diramato una circolare a tutti i primi cittadini, sollecitando il rigoroso rispetto delle norme introdotte dal cosiddetto Decreto Abodi, il quale, tra l’altro, impone l’uso obbligatorio del caschetto protettivo e del giubbotto per i fantini durante le manifestazioni pubbliche a cavallo. Una disposizione, questa, che non ammette deroghe e che si scontra frontalmente con l’abbigliamento tradizionale dei cavalieri della Sartiglia, i quali, com’è noto, indossano caratteristici costumi e maschere che mal si conciliano con l’adozione di dispositivi di protezione individuale di tipo moderno.

La minaccia dei gremi e la risposta del sindaco

Di fronte a questo invito perentorio del prefetto, i rappresentanti dei gremi e i cavalieri, custodi della giostra, hanno fatto trapelare la possibilità di un boicottaggio, minacciando di non scendere in campo se costretti a modificare l’iconico abbigliamento. Una reazione che, sebbene comprensibile sul piano della difesa dell’identità culturale, ha gettato nello sconcerto la città, rischiando di far saltare l’edizione del 2026 di un evento che rappresenta molto più di una semplice competizione sportiva. Il sindaco di Oristano, Massimiliano Sanna, ha quindi convocato d’urgenza un incontro con i rappresentanti dei cavalieri, nel tentativo di scongiurare questa evenienza e di trovare una mediazione che possa conciliare, almeno in parte, le esigenze di sicurezza con quelle di conservazione della tradizione.

La posizione indipendentista sulle funzioni prefettizie

Parallelamente alla controversia sulla sicurezza, il partito indipendentista Repùblica ha colto l’occasione per lanciare una proposta di più ampio respiro, inserendosi in un dibattito che tocca i delicati equilibri tra Stato e autonomie regionali. Il movimento, infatti, contesta direttamente l’operato del prefetto Angieri, interpretando la sua circolare come un’ingerenza in una materia di forte valenza identitaria locale, e chiede espressamente che le “funzioni prefettizie” vengano trasferite dalla competenza statale a quella regionale, affidandole dunque alla presidente della Regione Alessandra Todde. Una richiesta, questa, che va ben oltre la singola questione dei caschetti e che investe il tema, sempre attuale in certi territori, del rapporto tra le prerogative dello Stato centrale e le istanze di autogoverno.

Il nodo irrisolto tra legge e consuetudine

Mentre il sindaco Sanna, al termine dell’incontro, ha rassicurato tutti dichiarando con forza che “la Sartiglia si farà”, invitando i cavalieri a proseguire nei preparativi, il nodo centrale rimane tuttavia irrisolto. La legge, nella sua formulazione attuale, non sembra lasciare margini interpretativi per una deroga destinata a eventi di carattere storico-folkloristico, ponendo le autorità locali di fronte a un dilemma di non facile soluzione. Da un lato, infatti, vi è l’obbligo di garantire l’incolumità dei partecipanti, un principio sacrosanto e non negoziabile; dall’altro, persiste la necessità di tutelare un patrimonio immateriale, fatto di gesti, simboli e abiti che, se alterati, rischiano di snaturare l’essenza stessa della manifestazione. Una sfida complessa, dunque, che richiederà nei prossimi mesi non solo dialogo tra le parti, ma anche una riflessione approfondita su come le normative generali possano adattarsi, senza stravolgerle, a realtà culturali uniche e radicate.

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