«Ho votato Magyar, lui è il sole, Orbán è la notte». Parla Cicciolina dopo la sconfitta del premier ungherese
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Redazione Esteri
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La lunga stagione politica di Viktor Orbán, iniziata con la svolta del 2010 e protrattasi ininterrottamente per sedici anni, si è ufficialmente conclusa con la vittoria del partito Tisza, guidato da Péter Magyar, che ha ottenuto una maggioranza schiacciante dei seggi parlamentari. È in questo clima di resurrezione democratica, vissuto con particolare trasporto da chi quel regime illiberale lo aveva subito sulla propria pelle, che si inserisce la voce inconfondibile di Ilona Staller. L’ex deputata e attrice, meglio nota al grande pubblico come Cicciolina, ha infatti raccontato la sua esperienza di elettrice a Budapest durante la sua partecipazione alla trasmissione di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, offrendo uno spaccato vivido e personale del cambiamento in atto.
Staller, che ha sempre vissuto il periodo orbaniano come una vera e propria dittatura, non ha usato mezzi termini per descrivere il dualismo tra i due leader, ricorrendo a una metafora che mescola fascino e oscurità. «Ho votato Magyar. Lui è affascinante, come il sole, Orbán è la notte», ha dichiarato la 74enne, sottolineando come la sua speranza di veder uscire di scena l’attuale premier e la sua cerchia fosse rimasta accesa nonostante i lunghi anni di governo. A convincerla, oltre al carisma del vincitore, è stato un programma politico che rompe nettamente con il passato: «Magyar è pacifista, ha detto no alle armi e ha fatto molto anche per i diritti LGBT», ha aggiunto Staller, evidenziando quindi il contrasto con le politiche conservatrici e sovraniste che hanno caratterizzato l’era uscente.
La notte elettorale e il ballo virale del futuro ministro
Se la vittoria di Magyar è stata accolta come una liberazione dagli oppositori, i festeggiamenti della notte elettorale hanno regalato un momento di autentica, seppur bizzarra, leggerezza. Sul palco allestito in piazza Batthyány a Budapest, l’attenzione dei media e del pubblico è stata catalizzata da una performance decisamente fuori dagli schemi. Il protagonista è Zsolt Hegedűs, primario di ortopedia destinato a entrare nel nuovo governo Tisza con la carica di ministro della Sanità, il quale ha rivelato un talento finora sconosciuto ai più: quello per la danza. I suoi movimenti, tanto insoliti quanto articolati, sono diventati immediatamente virali, offrendo un simbolo, per quanto atipico, della ventata di novità che spira sul paese.
L’analisi di Orsina e la strana parabola del “fascista” ungherese
Per comprendere la portata della débâcle di Orbán, è utile affidarsi al punto di vista degli analisti italiani. Giovanni Orsina, storico e politologo alla guida del Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss, ha da poco pubblicato per Marsilio editore *Controrivoluzione. Una storia politica del nostro tempo*, un saggio che disseziona proprio la crisi del modello liberale e l’ascesa dei movimenti populisti. Orsina osserva come, nonostante la sconfitta del premier uscente, non si possa certo parlare di una vittoria trionfale del globalismo; piuttosto, ci troviamo di fronte a una complessa fase di riassetto politico.
E proprio sulla natura di questo riassetto si gioca la partita più paradossale. Nonostante l’euforia per la cacciata di Orbán, osservatori attenti fanno notare come il vento che spira da Budapest non sia affatto quello di una “rossa primavera”. Il Tisza, va ricordato, non ha al suo interno alcun esponente della sinistra tradizionale: la sua vittoria è così schiacciante da aver spazzato via quasi completamente le altre forze in campo. Se si prova a traslare il risultato nel contesto politico italiano, la sorpresa è dietro l’angolo. Dei tre partiti che sono riusciti a entrare in Parlamento, quello meno posizionato a destra – che guarda caso è proprio il vincitore – risulterebbe, per ideali e collocazione, assimilabile a Fratelli d’Italia. In altre parole, se una forza analoga al partito di Giorgia Meloni conquistasse tutte le poltrone di Montecitorio e Palazzo Madama in Italia, verrebbe bollata quotidianamente dalla stampa internazionale come un’organizzazione fascista.




