Disarmata e disarmante, l'antologia di Papa Leone: "La pace non nasce dalla forza"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La parola antologia non è più tanto di moda. Eppure, il mondo telematico in cui siamo immersi è tutto fatto di frammenti, di stralci, di citazioni. La sfida che la Libreria Editrice Vaticana ha lanciato al Pontefice, raccogliendo i suoi primi interventi in un volume, coincide con il primo anno di pontificato: un "bignami" di discorsi e scritti di Papa Leone XIV, dal titolo emblematico "Disarmata e disarmante. La pace è un dono", a cura di Alessandro Banfi.

Sfogliarne le pagine, tra citazioni colte e riferimenti pop, fa tremare le vene ai polsi, ma restituisce il ritratto di un Papa che non teme di sporcarsi le mani con la realtà, consapevole che il dibattito sulla guerra si è ormai irrigidito attorno a un'alternativa insufficiente.

Il falso realismo di chi vede solo la guerra

Il nodo è sempre quello, la pace. Dall'opposizione di Giovanni Paolo II, nel 2003, alla guerra americano-europea contro l'Iraq, sino alle critiche di Papa Leone sul riarmo europeo, il punto che divide il Vaticano dall'Occidente è il medesimo. Da una parte si collocano coloro che ritengono il ricorso alle armi un male talvolta inevitabile; dall'altra quanti pensano che la pace possa essere perseguita soltanto uscendo dalla logica della deterrenza. In questo quadro, la voce del Papa rappresenta un contributo prezioso, che riporta la discussione sul terreno della filosofia morale.

Lo ha ribadito di recente il Papa, sottolineando come "la forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza nucleare, incarnino l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza".

La "colonna sonora" di Leone contro l'incubo degli algoritmi di guerra

Il Papa ha più volte attinto al repertorio di Bob Dylan per dare voce al suo messaggio. Già lo scorso aprile, durante una visita in Camerun, aveva evocato i temi di "Masters of War", una delle composizioni più incisive del cantautore pubblicata nel 1963 all'interno dell'album The Freewheelin' Bob Dylan.

In quell'occasione, il primo vescovo di Roma statunitense, da tempo nel mirino di Donald Trump anche per non aver appoggiato l'intervento militare USA in Iran, aveva osservato che "i signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo per distruggere, mentre spesso non è sufficiente una vita intera per ricostruire". Ora, nell'introduzione al libro, il Papa cita un'altra composizione dylaniana, "Go Away You Bomb", per denunciare una "corsa agli armamenti che oggi spaventa e atterrisce".

La combinazione del dominio cibernetico con il riarmo globale, scrive il Papa, induce a porre seriamente una domanda: "la specie umana deve continuare ad abitare la Terra?". Un interrogativo che diventa drammaticamente attuale se si considera che, come evidenziato nel messaggio per la Giornata mondiale della pace, le spese militari nel 2024 sono aumentate del 9,4% rispetto all'anno precedente.

La coscienza di un uomo può valere il mondo intero

La pace cerca testimoni, scrive Leone XIV, e li trova in figure come il beato Floribert Bwana Chui, i servi di Dio Giorgio La Pira e Dorothy Day. Accanto a questi nomi illustri, il Papa esalta la scelta di "protagonisti non famosi" che hanno seguito la propria coscienza. Su tutti, cita l'esempio dell'ufficiale sovietico Stanislav Petrov, che il 26 settembre 1983, contravvenendo agli ordini, evitò una possibile guerra atomica globale decidendo di non segnalare un falso attacco missilistico dagli Stati Uniti.

"La coscienza di un singolo uomo può valere il mondo intero", conclude il Papa, lanciando un monito a un'epoca in cui si va delineando "un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente 'delegare' alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane". Un mondo in cui siano le macchine a decidere un bombardamento su persone inermi, ammonisce il Pontefice, sarebbe davvero spaventoso.

La via disarmante della diplomazia

In questo scenario, Papa Leone XIV rilancia la via del dialogo, della diplomazia e del diritto internazionale, che pure viene "smentita da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti". Il Papa non si limita a una generica condanna della guerra, ma scende nel dettaglio politico, contestando l'equazione tra riarmo e difesa.

In un discorso all'università La Sapienza, ha affermato che "non si chiami 'difesa' un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune". Il Papa richiama esplicitamente l'articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra, e invita a "educare al fascino della fraternità, non delle armi".

Un invito che riecheggia la denuncia del "paradosso della sicurezza", per cui la ricerca di sicurezza di uno Stato finisce per minare quella degli altri, alimentando una spirale distruttiva che non conosce precedenti. Di fronte a questa minaccia, il Papa chiede a tutti, credenti e non, di non essere mediocri e di fare della pace la causa della propria vita.

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