Benigni a Che tempo che fa: "Il mondo ripudi la guerra", Calenda critica: "Discorso banale"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Roberto Benigni, ospite nella puntata di domenica di *Che tempo che fa* condotta da Fabio Fazio sul Nove, ha lanciato un appassionato e categorico j’accuse contro ogni conflitto, definendolo “una volgarità immensa”. L’attore, partendo da un’analisi dell’articolo 11 della Costituzione italiana, che al primo comma sancisce il ripudio della guerra, ha sostenuto con veemenza che quel principio dovrebbe diventare universale. “Il mondo deve ripudiare la guerra per sempre”, ha affermato Benigni, aggiungendo che “la guerra non va umanizzata ma abolita” e che “le persone che la fanno sono volgari”. Il suo monito, scandito con l’enfasi che gli è propria, ha idealmente chiamato in causa tutte le nazioni, suggerendo che ogni carta fondamentale dovrebbe iniziare con quella stessa, inequivocabile dichiarazione: “La Russia ripudia la guerra, l’America ripudia la guerra…”.

La replica di Calenda e la distinzione tra guerre

Quello che per l’artista toscano è un imperativo categorico di pace, però, non è stato recepito come tale da Carlo Calenda. Il segretario di Azione, intervenuto sul suo profilo ufficiale, ha bollato senza mezzi termini la “lezione” dell’attore, giudicandola un “discorso banale”. Calenda ha sottolineato come un approccio che parli di guerra “in modo indistinto” costituirebbe, a suo avviso, “un errore storico e morale”. Nella sua replica, ha voluto distinguere tra aggressione e resistenza, osservando che “gli ucraini che resistono ai russi invasori non hanno nulla di volgare”, e anzi, ha proseguito, “ci insegnano l’amore per la libertà nello stesso identico modo in cui lo hanno insegnato i partigiani sulle montagne o i ragazzi americani e inglesi sulle spiagge della Normandia”. Una presa di posizione netta che inserisce il dibattito nell’attualità internazionale, mentre la presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti riaccende i riflettori sulle dinamiche globali dei conflitti.

Il racconto privato: le radici, il padre e la devozione popolare

La trasmissione, che ha dedicato a Benigni quasi un’ora di intervista, ha però offerto anche un ritratto più intimo e inedito dell’artista, lontano dalla polemica politica. Affiorano, nel suo racconto, le radici profondamente toscane, il legame con Castiglion Fiorentino e la Valdichiana, e una commossa rievocazione della sua infanzia segnata dalla povertà e dagli strascichi della Seconda Guerra Mondiale. Con tono sommesso, l’attore ha rievocato il drammatico ritorno del padre, Pietro, dalla prigionia in un lager nazista: “Quando mio padre tornò dalla guerra pesava 40 kg, entrò in casa e andò in coma”. Un episodio che segnò la famiglia e che si intreccia, nella memoria, con la fede semplice e concreta della madre, Isolina, della quale ha ricordato la bellezza e la devozione popolare: “E mia mamma portò tre anatraccoli alla Madonna”. Aneddoti di una vita umile che spiegano, forse, la sua recente e pubblica riflessione sui temi spirituali, culminata nel racconto televisivo della vita di San Pietro.

Tra il sacro e il terreno: la “Madonna atea” di Piero

Questa vena di spiritualità, peraltro, è emersa anche nel corso della conversazione con Fazio, quando l’attenzione si è spostata sul capolavoro di Piero della Francesca, la *Madonna del Parto*. Benigni, con lo sguardo rivolto all’opera che compariva alle sue spalle, ha confessato la sua emozione di fronte a quel dipinto, arrivando a definirla con un ossimoro che è tutto un programma: “È talmente bella, talmente umana che sembra quasi atea”. Una considerazione che unisce, in poche parole, la sua cifra stilistica fatta di slanci poetici e ribaltamenti comici alla sostanza di un pensiero che cerca il sacro nella dimensione terrena e umanissima delle cose, così come la ricerca della pace assoluta si scontra, inevitabilmente, con la complessità storica e politica del presente.

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