Caso Banda-Lecce, l'amico sbotta: "Non sapeva cosa firmava, così il club ha allungato il contratto"
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Redazione Sport
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Il clima è ormai incandescente tra il Lecce e Lameck Banda, con l'esterno offensivo zambiano che ha deciso di non rientrare in Italia e di non presentarsi alle visite mediche di inizio ritiro, preferendo rimanere nel suo Paese d'origine dove, tra l'altro, si è anche allenato in una palestra locale come documentato da un video pubblicato sui social.
La società salentina, dal canto suo, ha già irrogato una multa al calciatore e sta valutando l'ipotesi di adire le vie legali, con il ricorso a un collegio arbitrale e la richiesta di un risarcimento danni, mentre il giocatore continua a ignorare sistematicamente ogni tentativo di contatto da parte del club giallorosso.
La scintilla della rivolta
A innescare la furia di Banda sarebbe stata, secondo le ricostruzioni che filtrano dal suo entourage, la decisione del Lecce di esercitare l'opzione unilaterale per prolungare di un'altra stagione il contratto in scadenza al 30 giugno, una mossa che avrebbe fatto saltare un possibile trasferimento a parametro zero all'Al-Fateh in Arabia Saudita, destinazione gradita al calciatore.
È proprio su questo punto che si concentra l'accusa più pesante mossa contro la dirigenza pugliese: un amico del giocatore, interpellato dai media, ha dichiarato che Banda non sarebbe in grado di leggere l'italiano e che il club avrebbe approfittato di questa sua presunta difficoltà linguistica per allungargli il contratto senza un consenso pienamente consapevole. La tesi, che apre scenari legali complessi, si inserisce in un contesto di tensioni crescenti dove alla base di tutto c'è una forte irritazione per la gestione complessiva del suo rapporto contrattuale.
Contratto e consenso
Il nodo della vicenda riguarda, nello specifico, la legittimità dell'opzione unilaterale, uno strumento contrattuale previsto in molti accordi del calcio professionistico ma che, in questo caso, viene contestato dall'entourage del giocatore per presunti vizi di forma o per la mancata comprensione delle clausole da parte dell'atleta.
Il Lecce, che ha sempre fatto riferimento alla correttezza formale degli atti e alla regolarità del prolungamento, si trova ora a dover gestire una protesta che rischia di trasformarsi in una battaglia legale lunga e dispendiosa, con la società che oltre alla multa e al taglio dello stipendio starebbe valutando anche la richiesta di un risarcimento danni per la condotta del giocatore, reo di aver disertato il ritiro senza giustificato motivo.
D'altro canto, chi difende Banda sostiene che il calciatore meriti un trattamento migliore e che la società abbia agito in malafede per impedirgli di cogliere un'offerta economicamente più vantaggiosa dall'Arabia Saudita, un trasferimento che gli avrebbe garantito un contratto più ricco e la possibilità di cambiare aria dopo diverse stagioni in Italia.
Verso lo scontro totale
La vicenda, che sembrava potersi concludere con un epilogo amaro ma lineare, si è arricchita di un nuovo capitolo destinato a lasciare strascichi più pesanti del previsto, con le parti ormai su posizioni diametralmente opposte e con il Lecce che, oltre a dover fare i conti con l'assenza di un elemento importante per la rosa, si trova a gestire una crisi di immagine e di fiducia con il calciatore.
Mentre a Lecce si respira un'aria di città d'arte che, come recita un noto detto popolare, se ne frega di chi arriva e di chi parte, la società ha già attivato le procedure per il collegio arbitrale, mentre Banda resta saldo nella sua posizione, intenzionato a non fare marcia indietro e a portare avanti la sua protesta a distanza, con i media zambiani che hanno iniziato a raccogliere le sue ragioni e a raccontare la versione del giocatore, gettando benzina sul fuoco di una polemica che promette di tenere banco ancora a lungo.
Quello che appare ormai certo è che il rapporto tra il club e il giocatore è completamente incrinato, con le strade che si divideranno probabilmente in sede legale, e che il Lecce si trova a dover gestire una situazione paradossale per la quale ha in mano i contratti e le clausole ma si trova di fronte un giocatore che, di fatto, si è autoesiliato dalla squadra e dalla città.
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