Giampaolo: “Vardy è il prototipo dell’attaccante”. Hiljemark: “Non c’è scampo, serviva vincere”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’era un verdetto da scrivere, allo Zini, e la Cremonese lo ha vergato con la forza bruta di chi non ha più margini di errore. Il 3-0 rifilato a un Pisa arrendevole e già spacciato matematicamente da settimane non è solo un risultato pesante in chiave classifica – perché accorcia a un solo punto il divario dal Lecce quartultimo – ma rappresenta soprattutto una prova di carattere richiesta a gran voce dal tecnico Marco Giampaolo. Una vittoria, questa, che sa di ossigeno puro per una squadra che, come ha ammesso lo stesso allenatore ai microfoni di Dazn, aveva di fronte un “biglietto di sola andata”, senza possibilità di balbettare o di rimandare l’appuntamento con i tre punti. Per mantenere accesa quella che Giampaolo definisce la “fiammella” della speranza, ogni altra opzione era semplicemente inammissibile.

La resa dei conti nel tunnel dello spogliatoio

L’approccio alla gara, più ancora della tattica, è stato il vero banco di prova per i grigiorossi, reduci da un periodo opaco che rischiava di spegnere ogni ambizione di permanenza in massima serie. Giampaolo, lucido nella sua analisi post-partita, ha rivelato il messaggio lanciato alla squadra: non c’era spazio per l’attesa passiva, quella che lui definisce “subire o sperare che accada qualcosa che non può accadere”. “Basta una postura – ha spiegato il tecnico – per capire se vuoi vincere”. Un concetto, questo, che riecheggia nella necessità di mostrare un atteggiamento diverso, sia verso sé stessi che verso i tifosi. Il tecnico, parlando del momento delicato, non ha cercato alibi, anzi ha assunto su di sé la responsabilità della situazione (“ce la siamo creata noi, non ci sono altri responsabili”), ma ha preteso una reazione immediata, fatta di “contenuti passionali, tecnici e di personalità”.

Vardy, l’incarnazione della necessità

Se il contesto emotivo era chiaro, a tradurlo in gol ci ha pensato un veterano dal passo pesante, tornato decisivo dopo un digiuno che durava da gennaio. Jamie Vardy, classe ’87, ha rotto l’equilibrio con un mancino di prima intenzione al limite dell’area, sfruttando al massimo l’inferiorità numerica in cui era caduto il Pisa dopo l’espulsione di Bozhinov. Ma, più del gesto tecnico, è l’elogio che Giampaolo gli riserva a stupire: “Vardy non è un giocatore, è il giocatore. Lui è il prototipo dell’attaccante”. Una definizione forte, impreziosita dal paragone con un altro bomber d’esperienza come Fabio Quagliarella (“quelli che si prendono la responsabilità”), che lascia intendere come la presenza fisica dell’inglese – fermo per infortunio a lungo dopo l’arrivo dell’attuale guida tecnica – valga quasi quanto la sua capacità realizzativa. “Ha 38 anni, è vero – concede Giampaolo – ma il modo in cui calcia è eccezionale”. Un lusso, insomma, che la Cremonese non poteva più permettersi di sprecare.

L’amaro silenzio di Hiljemark e l’inferno a nove

Dall’altra parte, nella spogliaio del Pisa, l’aria era drasticamente diversa. La retrocessione era già una ferita aperta, ma la lezione subita allo Zini ha lasciato strascichi amari soprattutto per le modalità. L’allenatore ospite, Oscar Hiljemark, apparso visibilmente rassegnato ai microfoni di Dazn, ha liquidato la pratica con un lapidario “c’è poco da dire”. Una frase secca, che fotografa l’impotenza di una squadra incapace di reagire alle due espulsioni rimediate (Bozhinov e Loyola). “Bisognava vincere, non avevamo alternative”, ha ribadito il tecnico svedese, quasi a voler giustificare scelte tattiche azzardate o la frustrazione per un primo tempo chiuso in dieci. La verità è che il Pisa, ridotto a nove uomini per buona parte della ripresa, ha semplicemente cercato di limitare i danni. Lo stesso Hiljemark lo ha ammesso con onestà intellettuale: dopo la prima espulsione, il tentativo di passare al 4-4-1 è naufragato in un pallone perso e trasformato in gol avversario, mentre la strategia successiva – spostarsi al 5-3-1 – è servita solo a evitare che il passivo assumesse proporzioni imbarazzanti, “per non permetterci di perdere 5 o 6 a 0”. Una resa, tattica prima che psicologica, che chiude nel peggiore dei modi una stagione storta per i nerazzurri.

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