Diesel alle stelle, l’emergenza continua: trasportatori e tassisti sotto pressione, il conto sale a 462 milioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo del diesel non accenna a rallentare e la stretta sui carburanti sta mettendo in ginocchio interi comparti dell’economia italiana, con particolare evidenza nel Nordest, dove il tessuto produttivo è fittamente intrecciato con la logistica e il trasporto su gomma. Dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che ha riacceso le tensioni in Medio Oriente e agitato i mercati energetici, il gasolio ha registrato un rincaro del 20,9 per cento, mentre la benzina è aumentata del 19,6 per cento, portando il costo di un pieno per un autocarro a superare abbondantemente i mille euro.

Una situazione che, di fatto, si traduce in una stangata quotidiana per chi fa del volante il proprio mestiere, dagli autotrasportatori ai tassisti, dagli agenti di commercio fino ai noleggiatori con conducente, senza risparmiare le piccole imprese che già faticano a restare a galla tra margini ridotti e concorrenza spietata.

Un conto da 462 milioni e una corsa contro il calendario

Per far fronte a questa emergenza, il governo ha messo in campo un pacchetto di crediti d'imposta per un valore complessivo di 462 milioni di euro, una cifra che nelle intenzioni dovrebbe alleviare il peso del caro-carburanti su quei settori considerati più esposti dopo l'escalation in Medio Oriente.

Nel corso dei mesi, la dotazione è stata progressivamente incrementata e la platea dei possibili beneficiari è stata ampliata, così come i mesi di riferimento per la richiesta, ma la vera partita si gioca ora sui tempi di utilizzo: la scadenza per portare i crediti in compensazione, infatti, è fissata a fine anno e questo trasforma la procedura in una vera e propria corsa contro il tempo per migliaia di imprese, che devono districarsi tra adempimenti burocratici e scadenze fiscali per non perdere l'opportunità di un ristoro che, per quanto atteso, rischia di arrivare troppo tardi per molti

Bilanci già provati.

Il caro-diesel morde il Nordest e il Polesine tiene il fiato sospeso

L'impatto più pesante, in termini di numeri, si registra nelle province a vocazione produttiva e logistica, come evidenziano i dati riferiti al Polesine: nella provincia di Rovigo, le imprese che operano nei tre comparti più colpiti – agenti di commercio, autotrasporto e servizi di trasloco, e servizi di taxi e Ncc – sono complessivamente 1.240, di cui 808 agenti di commercio, 391 imprese di autotrasporto e trasloco e 41 tra tassisti e noleggiatori con conducente.

A queste si aggiungono le 148 ditte di autotrasporto e trasloco censite nella provincia di Belluno, un territorio montano dove i costi logistici sono già di per sé elevati e dove qualsiasi incremento del carburante si traduce in un aggravio difficile da assorbire per le aziende locali, spesso a conduzione familiare e con flotte ridotte.

Numeri che raccontano una crisi strutturale

L'andamento dei prezzi nei primi mesi dell'anno fotografa senza sconti la portata della stretta: a fine febbraio, il prezzo medio del gasolio diesel in modalità self sulla rete stradale si attestava a 1,845 euro al litro, per poi schizzare a 2,063 euro al litro alla fine di luglio, con un incremento dell'11,8 per cento che ha colpito in pieno i bilanci delle aziende di trasporto.

La benzina, nello stesso arco temporale, è passata da 1,823 a 1,987 euro al litro, segnando un aumento dell'8,9 per cento; una dinamica che, sebbene meno marcata, ha comunque inciso pesantemente sui costi operativi di tassisti e agenti di commercio, costretti a rivedere le proprie tariffe o, nella migliore delle ipotesi, a comprimere ulteriormente i margini di guadagno in un mercato già reso fragile dalla concorrenza delle piattaforme e dalla crisi dei consumi interni.

Sul fronte istituzionale, l'analisi della Cgia di Mestre ha messo in luce l'inerzia delle istituzioni europee di fronte a un'emergenza che appare ormai strutturale; l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese ha sottolineato come appaia necessario interrogarsi sulle ragioni di questo silenzio e come sia legittimo chiedersi cosa impedisca a Bruxelles di autorizzare gli Stati membri a introdurre misure temporanee di sostegno, magari sotto forma di riduzioni dell'accisa o di interventi mirati a calmierare i prezzi alla pompa, in attesa che la crisi internazionale trovi una soluzione

Politica e che i mercati energetici ritrovino un minimo di stabilità.

I padroncini scompaiono sotto il peso dei rincari

L'effetto combinato dei rincari e della scarsità di tutele sta producendo una lenta ma inesorabile erosione del tessuto imprenditoriale più fragile, quello dei cosiddetti padroncini, che rappresentano storicamente l'ossatura del trasporto leggero e delle consegne a breve raggio.

Secondo le testimonianze raccolte nel settore, il mestiere del padroncino sta via via sparendo, assorbito dalle grandi imprese del settore che, grazie a contratti di fornitura più vantaggiosi e a una maggiore capacità di assorbire gli shock esterni, riescono a reggere l'urto dei rincari mentre i piccoli operatori sono costretti a uscire dal mercato. Questa tendenza, che riguarda trasversalmente molte province italiane, assume un rilievo particolare in regioni come il Trentino Alto Adige, dove il dato diffuso parla di quasi 5.000 imprese coinvolte in modo diretto o indiretto dalla crisi dei carburanti; un numero che dà la misura di quanto il caro-diesel non sia soltanto un problema per gli automobilisti privati, ma una vera e propria emergenza economica e sociale che rischia di compromettere la tenuta di un intero comparto produttivo, con ripercussioni a catena su tutta la filiera logistica e distributiva del Paese.

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