La strage invisibile dei senza dimora, 414 morti in strada nell'ultimo anno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un bollettino di guerra, silenzioso e senza tregua, continua a scandire il tempo delle città italiane: sono 414 le persone senza dimora morte nell’ultimo anno, una cifra che, per la sua tragica regolarità, ha ormai il sapore di una consuetudine inaccettabile. Il dossier dell’Osservatorio fio.PSD, che monitora sistematicamente il fenomeno dal 2020, fotografa una realtà strutturale, non più relegabile alla stagione invernale o a circostanze eccezionali. Si muore in ogni mese, in ogni stagione, in una condizione di abbandono che trasforma le piazze, i parchi, i sottopassi e i ripari di fortuna in scenari di un’ultima, solitaria disperazione. L’aumento, seppur lieve, del 6% rispetto all’anno precedente, quando le vittime furono 391, segnala una deriva che non accenna ad arrestarsi, nonostante le emergenze climatiche più rigide rappresentino, com’è ovvio, un fattore di aggravio letale: tra l’inverno e la primavera, infatti, si sono concentrati 226 decessi, più della metà del totale.

Un profilo dell'abbandono

A perdere la vita, in un Paese dove l’aspettativa media supera gli ottant’anni, sono per lo più uomini, spesso di origine straniera, con un’età media ferma a 46 anni. Una differenza di oltre tre decadi che, da sola, racconta la ferocia di un’esistenza condotta ai margini estremi, lontana non solo da un tetto, ma anche da quelle reti di protezione sanitaria e sociale in grado di intercettare il disagio prima che diventi irreparabile. Le modalità della morte, che si tratti di ipotermia, di malattia non curata, di annegamento o di incidenti, sono solo l’epilogo di un percorso di solitudine e di invisibilità progressiva. È una strage che si compie lontano dai riflettori, spesso senza un nome, senza un’identità riconosciuta dalla collettività, se non nel momento in cui un senza vita viene ritrovato dalle forze dell’ordine o da volontari.

Il monitoraggio e la risposta delle istituzioni

Proprio per dare un volto e un numero a questo esercito di invisibili, è partito in questi mesi il censimento promosso dall’Istat, un’operazione complessa che mira a quantificare con precisione scientifica quanti, nel nostro Paese, dormano in strada o in strutture di accoglienza notturna. Un’iniziativa necessaria, la prima di tale portata, per comprendere la reale dimensione del fenomeno e per pianificare politiche che vadano al di là della mera gestione dell’emergenza freddo. Le indagini sulle singole morti, condotte dalle autorità competenti, procedono sovente tra mille difficoltà, nella ricerca di parenti lontani o di testimonianze, cercando di ricostruire storie frammentate il cui ultimo atto è, troppo frequentemente, segnato dalla totale mancanza di soccorso.

La cronaca nera e le inchieste

Accanto ai decessi per cause naturali o per il freddo, si registrano anche casi che finiscono al centro di inchieste della magistratura, quando le circostanze appaiono poco chiare o riconducibili a episodi di violenza. Sono vicende che, pur nella loro drammaticità, ricevono una fugace attenzione mediatica, per poi scomparire nuovamente nell’oblio, senza che il dibattito pubblico riesca a mantenere viva la consapevolezza della portata sistemica della tragedia. I procedimenti giudiziari aperti cercano di fare luce su dinamiche che, spesso, vedono i senza dimora come vittime di reati o di abusi, amplificando la loro vulnerabilità. La cronaca, in questo senso, restituisce solo frammenti di un mosaico ben più ampio, fatto di marginalità economica, fragilità psicologica, assenza di legami familiari e di quel minimo di stabilità abitativa senza il quale qualsiasi altro intervento risulta vano.

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