Terni, inflazione al 5%: terza città d'Italia per aumento dei prezzi e quarta per rincari alle famiglie
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Redazione Economia
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L'inflazione a Terni torna a correre e lo fa in modo brusco. Secondo il bollettino dei servizi statistici comunali riferito al mese di settembre, l'indice dei prezzi al consumo nel capoluogo umbro è salito al 5 per cento, segnando un balzo di oltre un punto rispetto al 3,9 per cento registrato ad agosto. Si tratta di un livello che la città non toccava più dal settembre del 2023, quando la corsa dei prezzi aveva raggiunto il suo apice prima di una lunga fase di raffreddamento.
La classifica nazionale dei rincari
Il dato ternano colloca la città al terzo posto in Italia per tasso di inflazione, superata soltanto da Reggio Calabria e Siracusa, entrambe ferme al 5,3 per cento. A pesare sui bilanci delle famiglie non è però soltanto la variazione percentuale, ma la spesa aggiuntiva che deriva dall'aumento dei prezzi su base annua. L'elaborazione dell'Unione Nazionale Consumatori sui dati territoriali dell'Istat attribuisce a Terni un aggravio di 1.305 euro all'anno per una famiglia media, un importo che vale il quarto posto nella graduatoria nazionale guidata da Vicenza.
Nel capoluogo veneto, dove l'inflazione si attesta al 5,2 per cento, la maggiore spesa annua raggiunge i 1.444 euro. Seguono Rimini, con un tasso del 4,6 per cento e un rincaro di 1.331 euro, e Como, che con il 4,4 per cento arriva a 1.319 euro. Terni si colloca appena fuori dal podio, staccata di quattordici euro dalla città lariana e di ventisei da quella romagnola. Subito dopo la città umbra si trova Pistoia, con 1.294 euro, mentre Venezia, Arezzo, Verona, Bolzano e Ferrara completano le prime dieci posizioni. Roma è soltanto undicesima, con un aggravio di 1.230 euro.
Il quadro nazionale e le città virtuose
La media italiana dell'inflazione a settembre si ferma al 4,2 per cento, con un impatto stimato di 1.108 euro a famiglia. Il dato ternano supera dunque la media nazionale di quasi un punto percentuale, confermando una dinamica dei prezzi più aggressiva rispetto al resto del Paese. A livello territoriale, le città con i tassi più elevati non sempre coincidono con quelle in cui la spesa aggiuntiva è maggiore, perché il calcolo dell'Unione Nazionale Consumatori incrocia l'indice dei prezzi con i consumi effettivi delle famiglie.
Reggio Calabria, pur avendo il tasso più alto insieme a Siracusa, si ferma a 1.087 euro di rincari annui, mentre il capoluogo siciliano arriva a 1.224 euro.
Sul fronte opposto della classifica, Brindisi è la città dove l'aumento del costo della vita pesa meno: nonostante un'inflazione del 3,9 per cento, l'aggravio annuo è di soli 746 euro. Benevento segue con 766 euro, grazie a un tasso del 3,5 per cento, mentre Olbia-Tempio si ferma a 774 euro. Cremona vanta l'inflazione più bassa d'Italia, pari al 3,1 per cento, davanti ad Aosta e a Firenze e Parma, entrambe al 3,4 per cento.
Le regioni e il peso sui bilanci
A livello regionale, il Veneto guida la classifica delle aree più colpite con un'inflazione del 4,4 per cento e una spesa aggiuntiva di 1.191 euro per famiglia. Seguono il Lazio, con 1.176 euro, e il Trentino-Alto Adige, con 1.153 euro. La Puglia risulta invece la regione più virtuosa, con un aggravio di 792 euro. Per l'Umbria, il dato di Terni rappresenta un elemento di attenzione specifico, perché il capoluogo di provincia registra un'accelerazione che non trova riscontro nella media delle altre città italiane della stessa fascia dimensionale.
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