A Perugia l’inflazione frena, ma il caro-diesel vola del 18% durante Umbria Jazz

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mese di luglio, storicamente il più caldo per l'economia perugina trainato dall'ondata di turisti di Umbria Jazz, ha regalato un mix di sorprese e conferme sul fronte dei prezzi al consumo. Da un lato, l'indice generale dei prezzi nel capoluogo umbro ha mostrato un deciso rallentamento, attestandosi a un +2,6% su base annua rispetto al +2,9% di giugno, un dato persino inferiore alla media nazionale che si è assestata al 2,9%. Un risultato che, almeno sulla carta, colloca Perugia in una posizione più virtuosa rispetto ad altre realtà italiane.

Dall'altro lato, però, l'analisi dei singoli comparti rivela un'aggravio ben più pesante per alcune voci fondamentali del bilancio familiare: su tutti, il capitolo trasporti e quello energetico, dove gli incrementi hanno toccato punte particolarmente significative.

Il carrello della spesa e i rincari che pesano sulle famiglie

La fotografia scattata dall'Ufficio statistica del Comune di Perugia e dall'Istat dipinge un quadro a tinte contrastanti. Il dato complessivo dell'inflazione, seppur in frenata, nasconde le vertiginose impennate dei carburanti, con il diesel che ha fatto registrare un balzo del 18% rispetto a luglio 2025 e la benzina un +7,5%. A questi si aggiungono gli aumenti nel comparto energetico, dove l'elettricità è cresciuta dell'11,8%, il gas del 10,2% e i combustibili liquidi addirittura del 17,1%.

Un peso specifico non indifferente, che spiega come, nonostante la frenata generale, l'Unione nazionale consumatori abbia stimato per una famiglia tipo di Perugia un aggravio di spesa annuo pari a 678 euro. Una cifra che, seppur inferiore alla media italiana di 732 euro e ben lontana dai 809 euro stimati per la città di Terni (che si piazza al 18° posto tra le città con il maggior rincaro), incide in maniera sostanziale sul potere d'acquisto dei residenti.

L'effetto Umbria Jazz: camere meno care, ristoranti più cari

Il mese turistico per eccellenza ha prodotto un effetto anomalo sul settore dell'ospitalità: contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il costo delle camere d'albergo, agriturismi e affitti brevi a Perugia ha registrato un calo del 2,2%. Un dato che potrebbe sorprendere, ma che va letto in controtendenza rispetto all'aumento dei servizi legati alla ristorazione: il menù al ristorante, infatti, è salito del 3,4% rispetto all'anno precedente, mentre al bar l'incremento si è fermato a un +1,8%.

Questa dicotomia tra alloggio e ristorazione delinea un quadro articolato del "caro-vacanze" perugino, in cui la maggiore offerta di strutture ricettive durante il festival sembra aver calmierato i prezzi, mentre mangiare fuori è diventato un lusso più costoso. Nel complesso, i servizi di alloggio e ristorazione hanno comunque registrato un +1,8%, evidenziando come l'indotto di Umbria Jazz rappresenti un volano economico capace di influenzare in modo significativo e selettivo i listini locali.

Il confronto con l'Umbria e l'Italia: Perugia sotto la media

Allargando lo sguardo al contesto regionale, i dati mostrano una realtà differenziata. Mentre l'Umbria nel suo complesso presenta un tasso di inflazione pari al 2,9%, perfettamente in linea con la media nazionale, il capoluogo si distingue per un dato più contenuto del 2,6%. Un segnale che, a livello locale, suggerisce una tenuta migliore rispetto ad altre zone, ma che va contestualizzato con gli aumenti monstre che hanno colpito alcuni settori strategici.

A Terni, per contro, l'inflazione è al 3,1%, e la maggiore incidenza dei costi dei trasporti e dei servizi di alloggio (+8%) ha determinato un impatto ben più severo sul portafoglio delle famiglie, tanto da far schizzare la spesa annua a 809 euro, un valore che supera la media nazionale di ben 77 euro e colloca la città dell'acciaio in una fascia di allarme ben più alta rispetto a Perugia.

La classifica stilata dall'Unione nazionale consumatori su dati Istat colloca Perugia al 53° posto su 78 città, contro il 18° della città ternana, un gap che conferma come il costo della vita, pur nella stessa regione, possa variare in modo sostanziale.

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