Onu, dietrofront in Libano: per Israele una vittoria mentre Gaza diventa un cumulo di macerie

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre l’attenzione diplomatica si concentra sul fronte libanese, dove il ritiro della missione Unifil segna un significativo punto a favore per la strategia di sicurezza israeliana, la Striscia di Gaza continua la sua inesorabile trasformazione in un paesaggio di distruzione. Quella che un tempo era un’area urbana brulicante di vita si sta riducendo, giorno dopo giorno, a un ammasso di cenere e detriti, sotto il peso di un’offensiva militare che non conosce tregua. Ai bombardamenti aerei, ormai all’ordine del giorno, si affiancano con sempre maggiore frequenza operazioni di demolizione condotte con mezzi d’ingegneria e dispositivi esplosivi telecomandati, i quali stanno cancellando interi quartieri dalla mappa. Secondo quanto riferito dalla protezione civile locale, nel solo distretto di Zeitoun, l’esercito israeliano avrebbe raso al suolo oltre millecinquecento abitazioni dall’inizio di agosto, tanto che nella periferia meridionale non rimarrebbe ormai più alcun edificio intatto.

In netto contrasto con questo scenario apocalittico, si moltiplicano invece i video diffusi da influencer internazionali, molti dei quali americani, che mostrano mercati riforniti e locali affollati. Si tratta di una campagna di comunicazione, orchestrata da Tel Aviv, il cui obiettivo dichiarato è smentire le ripetute denunce sulla carestia che affliggerebbe la popolazione. Questa operazione di propaganda, che fa leva su contenuti ritmati e immagini di generi alimentari in apparente abbondanza, crea una dicotomia stridente con i rapporti degli organismi internazionali, gettando ombre pesanti sulla reale situazione umanitaria.

Proprio su questo tema, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha registrato una spaccatura profonda. Tutti i membri, ad eccezione degli Stati Uniti, hanno infatti appoggiato una dichiarazione congiunta che conferma il rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), l’ente sostenuto dall’Onu che ha lanciato l’allarme sulla fame nella Città di Gaza. Una presa di posizione che isola Washington e che arriva a poche ore dall’allarme lanciato dal World Food Programme, il quale ha definito l’enclave palestinese “al punto di rottura”, sollecitando la riapertura urgente di duecento punti di distribuzione alimentare per scongiurare una catastrofe.

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