L’arcivescovo di Modena lancia un appello per la pace, mentre le celebrazioni dell’Assunta uniscono fede e tradizione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena - Nonantola e vescovo di Carpi, nonché vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha rivolto un accorato invito alla pace durante la solenne celebrazione dell’Assunzione nella Cattedrale di Carpi. «Il nostro grido per la pace è una supplica – ha dichiarato nell’omelia –, resa ancora più intensa dalla consapevolezza che da soli non riusciamo a costruirla». La festa, particolarmente sentita nella cittadina emiliana, è stata accompagnata dalla tradizionale processione per le vie del centro, richiamando fedeli e curiosi in un momento di raccoglimento e riflessione.

A Milano, l’arcivescovo Mario Delpini ha scelto toni simili, seppur con una diversa sfumatura, durante il Pontificale in Duomo. «Non fateci pensare, men che meno pregare, è Ferragosto – ha esordito con ironia –. Eppure, la buona notizia cristiana bussa alla porta anche dove è considerata un disturbo». La celebrazione, iniziata con un saluto in spagnolo e inglese per i fedeli stranieri, ha sottolineato l’universalità della Chiesa, ponendo al centro la gioia come antidoto a quella che Delpini ha definito «l’euforica infelicità dei nostri tempi».

A Verona, nel rione della Carega, la solennità dell’Assunta si è intrecciata con storia e tradizione popolare. Davanti all’edicola votiva di via Cadrega, il vescovo Domenico Pompili, affiancato dai parroci don Luigi Cottarelli e don Roberto Defanti, ha presieduto una celebrazione che ha riunito residenti, autorità e turisti. L’evento, organizzato dal Comitato carnevale benefico Carega-Centro storico «Cor de Verona», ha confermato come la festa mantenga un legame profondo con il territorio, tra memorie antiche e devozione popolare.

Sul piano dottrinario, la festa del 15 agosto affonda le radici in una storia complessa. Introdotta a Roma da papa Sergio I tra il VII e l’VIII secolo, mutuando usi gerosolimitani e bizantini, assunse nel tempo la denominazione di Assumptio sanctae Mariae. Tuttavia, come dimostra il caso del sermone di Ambrogio Autperto, la proscrizione pseudo-gelasiana rallentò gli sviluppi teologici, lasciando spazio a una progressiva elaborazione che avrebbe trovato compimento solo secoli dopo, con la proclamazione del dogma nel 1950

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