Italia nel mirino della guerra ibrida, Crosetto lancia l'allarme
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Redazione Interno
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Roma è chiamata a fronteggiare una minaccia subdola e persistente, che non risuona con il fragore convenzionale dei conflitti armati ma che, nondimeno, ne condivide l’obiettivo strategico finale: indebolire la stabilità nazionale. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso di un recente Consiglio supremo di Difeda presieduto dal Presidente della Repubblica, ha presentato un rapporto dettagliato che delinea con chiarezza la portata di questo assalto silenzioso. Secondo quanto emerge dal documento, l’Italia si trova infatti nel mirino di una guerra ibrida, la quale, sfruttando la percezione di una certa ritrosia occidentale nel reagire, colpisce senza tregua infrastrutture critiche, centri decisionali e servizi essenziali, minacciando di provocare, con rischi in costante crescita, danni di natura catastrofica.
I numeri dell'emergenza cyber
A supporto di questa analisi, giungono dati che, se osservati con la dovuta attenzione, non lasciano spazio a molte interpretazioni: nel solo 2024, sono stati gestiti sul territorio nazionale 1.979 eventi di natura informatica, un numero che, se scomposto, equivale a circa 48 intrusioni o tentativi di violazione ogni mese. A questi vanno aggiunti 573 incidenti cyber veri e propri, che mostrano un incremento preoccupante, rispettivamente del 40% e dell’89%, se paragonati ai dodici mesi precedenti. Si tratta di un'offensiva condotta principalmente nel dominio digitale, ma che si avvale anche di una sofisticata guerra cognitiva e di campagne di disinformazione, strumenti che mirano a erodere la fiducia nelle istituzioni democratiche.
L'appello europeo e i protagonisti delle minacce
Di fronte a questo scenario, del quale la Russia è indicata come uno dei principali artefici ma che vede coinvolti, in un ruolo non secondario, anche altri attori internazionali come la Cina, l’Iran e la Corea del Nord, Crosetto ha sottolineato l’urgenza di una risposta coordinata a livello continentale. L’Italia, ha annunciato il ministro, sta già lavorando a un’iniziativa specifica che si spera possa essere condivisa da tutti i Paesi membri dell’Unione Europea. L’obiettivo dichiarato è quello di adeguare le capacità difensive ai nuovi scenari, seguendo la traccia dei progetti di innovazione già delineati nel Libro bianco per la difesa 2030, un documento programmatico che cerca di anticipare le sfide dei prossimi anni.
La necessità di un'azione immediata
Il tono utilizzato nel dossier è volutamente forte e allarmato, poiché descrive una condizione di attacco permanente, dove le "bombe ibride", come le ha definite il ministro, continuano a cadere con effetti potenzialmente devastanti. La conclusione, perentoria, è che il tempo a disposizione per organizzare una difesa efficace non è più dilazionabile; bisogna agire subito per proteggere la tenuta del Paese da una guerra che, sebbene combattuta su piani non tradizionali, rappresenta una delle più gravi minacce alla sicurezza nazionale nell’epoca contemporanea. La risposta, dunque, non può che passare attraverso un potenziamento delle capacità in ambito cyber e una stretta cooperazione internazionale.




