Meloni all'ONU: la sfida sul Palestinese e l'attacco al Green Deal

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Redazione Interno Redazione Interno   -   All'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Giorgia Meloni ha tracciato una rotta politica che, pur nelle tradizionali alleanze, mostra una netta discontinuità su temi cruciali. La sua visione, che molti osservatori internazionali definiscono allineata con l'amministrazione Trump, è emersa con forza su due fronti: la questione palestinese e le politiche climatiche.

La posizione sullo Stato Palestinese e il ruolo in Europa

Secondo molte testate giornalistiche arabe, la Presidente del Consiglio italiano si conferma un baluardo determinante in Europa riguardo alla posizione verso Israele. La stampa araba osserva come Meloni non intenda riconoscere lo Stato palestinese prima della sua effettiva costituzione, una presa di posizione che la colloca in una situazione di grande responsabilità, considerata l'ultimo argine contro sanzioni comunitarie più severe. L'analisi sottolinea come la posizione italiana, sebbene apparentemente granitica, potrebbe evolversi a causa della persistente mobilitazione internazionale per la situazione a Gaza, una pressione con cui qualsiasi esecutivo deve fare i conti.

L'attacco "trumpiano" al Green Deal europeo

Sul fronte ambientale, la critica di Meloni all'ecologismo e al Green Deal è stata così diretta da apparire "trumpiana". La sua tesi è che queste politiche abbiano "quasi distrutto il settore automobilistico in Europa", creando disagi anche negli Stati Uniti, con perdite di posti di lavoro e indebolimento della competitività occidentale. Il paradosso, ha aggiunto, è che tutto ciò non avrebbe nemmeno migliorato la salute del pianeta. Una critica radicale che colpisce il progetto europeo e le agende delle Nazioni Unite, accusate di perseguire un modello controproducente.

Un nuovo schieramento nello scacchiere globale

Questa doppia presa di posizione compone il ritratto di un'Italia che all'ONU sceglie di schierarsi con decisione. I sedici minuti di intervento, pronunciati in italiano in una platea non affollata, hanno segnato un punto di non ritorno rispetto a un'ipotetica funzione di mediazione tra Unione Europea e Stati Uniti di Trump. Quella che poteva essere una mediazione si è trasformata in una chiara adesione a un blocco dai contorni sempre più definiti, delineando per il paese un ruolo preciso con tutte le conseguenze del caso.

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