Salvini riconfermato alla guida della Lega: «Stop alle armi a Kiev»
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Redazione Interno
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Matteo Salvini è stato riconfermato segretario della Lega al congresso straordinario di Milano, con una netta vittoria sullo sfidante Massimo Garavaglia. Il voto segreto ha assegnato al leader uscente 465 preferenze, contro le 146 raccolte dal senatore, confermando la leadership del vicepremier fino al 2030. Nel suo intervento conclusivo, Salvini ha rilanciato la richiesta di interrompere l'invio di armi e finanziamenti all'Ucraina, annunciando l'intenzione di portare la posizione del partito in Consiglio dei ministri. Il congresso ha segnato anche il rilancio dell'identità politica della formazione, con la presentazione di un nuovo simbolo e una dura presa di posizione contro l'Unione europea e la stampa.
La linea sull'Ucraina e lo scontro con l'Unione europea
La richiesta di fermare gli aiuti militari a Kiev è stata uno dei passaggi centrali del discorso del segretario. Salvini ha sostenuto che non sia possibile continuare a inviare denaro e armamenti al governo ucraino, aggiungendo il sospetto che una parte dei fondi possa essere finita nelle mani di funzionari corrotti vicini al presidente Volodymyr Zelensky. Si tratta di un'accusa formulata dal leader leghista, che non ha accompagnato le sue parole con prove a sostegno durante l'intervento riportato. Il vicepremier ha chiesto ai delegati di autorizzarlo a rappresentare questa posizione nella sede dell'esecutivo, trasformando il tema del sostegno a Kiev in una delle principali indicazioni politiche del congresso.
Il discorso ha investito anche le istituzioni europee. Salvini ha chiesto un cambiamento radicale dell'Unione, descrivendola come un peso per il Paese, e ha ribadito la propria opposizione alle politiche comunitarie, in particolare al Green Deal. Sul fronte della difesa, ha respinto l'idea di un esercito europeo, sostenendo che la protezione dei confini debba restare una responsabilità nazionale. La linea proposta combina quindi il rifiuto di ulteriori aiuti militari all'Ucraina con la critica all'integrazione europea e alle politiche ambientali comunitarie, temi che il segretario ha riportato al centro dell'identità della Lega.
Il nuovo simbolo e il ritorno al federalismo
Tra gli annunci politici del congresso figura il simbolo «Lega Italia Federale», presentato come segno di una nuova fase del partito. La scelta elimina il riferimento personale a «Salvini premier» e punta a valorizzare il carattere federale della formazione. Il segretario ha descritto il federalismo come un principio valido per il Nord, il Centro e il Sud, rivendicando la volontà di tenere insieme le diverse anime territoriali del movimento. Il cambiamento del logo accompagna dunque un messaggio che cerca di superare una denominazione legata direttamente al leader, pur confermandone la centralità politica. La proposta richiama inoltre le origini della Lega e le battaglie autonomiste che ne hanno segnato la storia.
Nel suo intervento, il leader ha usato anche toni molto duri sull'Islam politico, definendolo un «tumore dell'Occidente». Sul piano interno, ha ammesso di essersi pentito della partecipazione al governo guidato da Mario Draghi, nel quale la Lega aveva condiviso l'esperienza di governo con il Partito Democratico. «Mai più», ha dichiarato, assumendosi la responsabilità di quella scelta. La presa di distanza da quell'esperienza è stata accompagnata dalla critica ai giornalisti, accusati di voler danneggiare il partito. Salvini ha rivendicato la decisione degli organizzatori di tenere la stampa in uno spazio separato rispetto ai delegati, sostenendo che la presenza dei cronisti potesse influenzare negativamente i lavori.
Garavaglia propone di invertire la rotta
La candidatura alternativa è stata presentata da Massimo Garavaglia come un tentativo di rilanciare il partito e correggerne il percorso politico. Nel suo discorso, il senatore ha spiegato di essersi messo in gioco per la convinzione che la libertà richieda anche la disponibilità a confrontarsi con persone più capaci, dalle quali poter imparare. Il suo obiettivo dichiarato era invertire la tendenza elettorale e risvegliare il sogno leghista, coinvolgendo nuovamente iscritti ed elettori. Garavaglia ha inoltre insistito sulla necessità di recuperare il profilo federalista e territoriale del movimento, prendendo le distanze dall'immagine di una formazione riconducibile all'estrema destra.
La sfida si è svolta nella seconda giornata del congresso federale, intitolato «Di lotta e di governo». I lavori erano stati aperti dagli interventi del presidente della Camera Lorenzo Fontana e di Silvia Sardone, prima dei contributi dei ministri e dei candidati alla segreteria. La candidatura di Garavaglia ha offerto ai delegati un'alternativa alla linea del segretario uscente, mettendo a confronto due diverse impostazioni sul futuro del partito: da una parte la continuità della leadership e una linea nazionale fortemente critica verso Bruxelles, dall'altra l'appello a recuperare slancio elettorale e centralità dei territori.
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