Chile al voto, il ritorno del fantasma di Pinochet

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre i seggi si aprono per il ballottaggio presidenziale, un'atmosfera carica di simboli e di storia grava sulla capitale Santiago. La figura di José Antonio Kast, dato per largamente favorito nei sondaggi, non evoca soltanto un programma politico, ma riporta in superficie, quasi senza mediazioni, un passato che una parte del paese aveva cercato di archiviare. Il suo linguaggio, diretto e spesso duro, promette una "guerra" contro l'immigrazione irregolare e non esita a richiamarsi all'uso di poteri speciali, una retorica che molti osservatori interpretano come un tentativo di rivitalizzare alcuni tratti distintivi dell'era autoritaria. Il fallimento della sinistra al governo, incapace di mantenere le promesse e di gestire le profonde fratture sociali emerse in anni recenti, ha spalancato una porta che pochi, fino a non molto tempo fa, ritenevano possibile varcare di nuovo.

Una campagna sotto scorta

La campagna elettorale di Kast è stata condotta all'insegna di una sicurezza straordinaria, quasi a marcare una distanza fisica e simbolica dagli elettori. Chi partecipava ai suoi comizi, infatti, doveva sottoporsi a controlli meticolosi, passando attraverso metal detector mentre gli addetti ripetevano, come un mantra, che il candidato era "in pericolo". Questa scena, ripetuta in diverse occasioni, ha contribuito a creare un'aura di assedio e di eccezionalità attorno alla sua persona, un meccanismo che, al di là delle reali necessità di protezione, ha finito per rafforzare la narrativa di un uomo chiamato a compiere una missione contro forze ostili. Il tono di allerta permanente ha permeato gli eventi, proiettando un'immagine di forza che passa anche attraverso la percezione di essere minacciato.

Le radici di un'ideologia

Le origini familiari di Kast, del resto, sono diventate parte integrante del dibattito pubblico, un elemento che lui stesso non ha mai cercato di dissimulare. Definirsi apertamente un ammiratore del regime di Augusto Pinochet, e essere al contempo figlio di un militante nazista giunto in Cile dopo la seconda guerra mondiale, fornisce un quadro ideologico di riferimento preciso, che va ben oltre le ordinarie differenze partitiche. Quel passato, con il suo bagaglio di violenza e di soppressione delle libertà, che per molti cileni è una ferita ancora aperta, per una fetta consistente dell'elettorato sembra invece trasformarsi in un richiamo all'ordine e alla sicurezza perduti. La "via cilena al socialismo" di Salvador Allende, brutalmente interrotta nel 1973, viene oggi contrapposta a una "via cilena" di segno diametralmente opposto, che vede nella figura del dittatore un modello di governance.

Un ballottaggio dalle conseguenze profonde

Il divario di circa venti punti che separa Kast dalla sfidante comunista Jeannette Jara rende questo ballottaggio, nelle previsioni della maggioranza, una formalità. La destra, già certa dell'esito, ha abbandonato ogni cautela per abbracciare un trionfalismo precoce, lasciando poco spazio persino alla tradizionale scaramanzia che di solito accompagna la vigilia del voto. Questa corsa senza apparenti ostacoli verso La Moneda rappresenta una svolta epocale per un paese che, negli ultimi decenni, aveva costruito la sua democrazia sul ripudio di quel periodo oscuro. L'unione delle forze conservatrici e ultradestra, cementata dalla figura del candidato, non mira a un semplice alternanza, ma promette un ritorno a schemi politici e sociali che si credevano confinati nei libri di storia, riportando in primo piano quel passato dittatoriale che molti ritenevano ormai sepolto.

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