Referendum Giustizia 2026, Fratelli d’Italia scende in piazza. La direzione: "Non politicizzarlo" ma Cirielli avverte: "La sconfitta non sarebbe positiva per il governo"
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Redazione Interno
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L’acqua che cadeva intensa su Piazza Stradivari, a Cremona, non ha fermato l’attivismo del circolo locale di Fratelli d’Italia. Il gazebo allestito davanti a Spazio Comune, nonostante la giornata uggiosa, è diventato un punto di riferimento per quei cittadini che, incuriositi, si sono fermati a chiedere informazioni e a ritirare materiale sul referendum sulla giustizia in programma per il 22 e 23 marzo 2026. È una mobilitazione, quella del partito, che ricalca le modalità di una campagna elettorale vera e propria, con la linea dettata dai vertici che invita i propri militanti a scendere in campo con la stessa determinazione di chi va “a caccia di preferenze”. Una spinta che arriva mentre il dibattito nazionale si infiamma, alimentato dalle dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri, il quale, intervenendo sul voto, aveva sostenuto che per il “Sì” si schiererebbero indagati, imputati e massoneria deviata -6. Parole, queste, che hanno scatenato la reazione immediata del centrodestra e, in particolare, di Fratelli d'Italia, con il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami che le ha definite “indegne” e il senatore Salvo Sallemi che ha chiesto pubbliche scuse, ritenendo quelle affermazioni un’intollerabile criminalizzazione di chi la pensa diversamente -6.
La strategia del partito tra palazzo e territorio: la linea Cirielli e l’ordine del giorno
Nel frattempo, a Roma, la macchina organizzativa del partito guidato da Giorgia Meloni si è riunita in direzione nazionale per affinare la strategia in vista della consultazione. Edmondo Cirielli, coordinatore della direzione e viceministro degli Esteri, ha aperto i lavori con un’analisi che non ha nascosto la posta in gioco: al termine della riunione, Cirielli ha spiegato come la sua indicazione a non politicizzare eccessivamente lo scontro sia stata recepita nell’ordine del giorno approvato dal partito -7. Tuttavia, lo stesso Cirielli ha dovuto riconoscere, con realismo, che una sconfitta alle urne non sarebbe affatto positiva per l’esecutivo, considerando che la riforma della giustizia rappresenta un pilastro centrale del programma di coalizione e che, con ogni probabilità, un risultato negativo verrebbe strumentalizzato dall’opposizione -7. Un rompicapo, quello di dover sostenere con vigore le ragioni del “Sì” senza trasformare il voto in un plebiscito sull’operato del governo, che i dirigenti tentano di risolvere insistendo sulla necessità di restare ancorati ai contenuti tecnici del provvedimento, dalle carriere separate al sorteggio dei componenti del Csm, piuttosto che agli umori della politica -3-8.
L’attivismo sul campo: gazebo e iniziative tra Cremona e La Spezia
Se a livello nazionale si discute di equilibri e posizionamenti, sul territorio l’attività di proselitismo procede senza soste. Oltre all’iniziativa di Cremona, dove il partito ha dimostrato di non volersi far fermare nemmeno dalle avversità meteorologiche, altre federazioni locali intensificano gli sforzi. Alla Spezia, Fratelli d'Italia ha presentato un calendario di incontri e gazebo informativi, con la partecipazione dell’onorevole Maria Grazia Frijia e del coordinatore provinciale Davide Parodi, un appuntamento che si inserisce in un quadro più ampio di appuntamenti pubblici che coinvolgeranno figure di spicco del partito nei prossimi giorni -4. L’obiettivo dichiarato è quello di intercettare i cittadini, specialmente quelli meno attratti dal dibattito politico tradizionale, per illustrare le ragioni della riforma, cercando di contrastare quella che il partito percepisce come una disinformazione veicolata dal fronte del “No”.
Le reazioni interne e la gestione del confronto con i magistrati
Parallelamente alla discesa in campo dei militanti, il partito è chiamato a gestire le tensioni con una parte della magistratura, tensioni emerse con forza dopo le dichiarazioni di Gratteri e il caso del giudice della Cassazione Alfredo Guardiano, finito al centro di polemiche per la sua partecipazione a un convegno per il “No” -1. Mentre esponenti come Bignami hanno sottolineato come queste vicende dimostrino la necessità di una riforma che garantisca la terzietà dei giudici, altri membri del partito, come il ministro della Difesa Guido Crosetto, pur difendendo la persona di Gratteri, ne hanno bollato le esternazioni come indifendibili, ribadendo che il “Sì” rappresenta una scelta di civiltà e non politica -10. Una posizione, quest’ultima, che cerca di allontanare lo spettro di una contrapposizione frontale con le toghe, puntando invece a conquistare il consenso di quell’elettorato moderato e del centrosinistra che, sui contenuti specifici della riforma, potrebbe trovarsi d’accordo con le modifiche proposte.




