Minacce a Santanchè e la truffa della Nutella: due facce dell’inciviltà digitale
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Redazione Economia
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Mentre interveniva al BizTravel Forum 2025 a Milano, la ministra del Turismo Daniela Santanchè ha reso nota una gravissima minaccia ricevuta sulla piattaforma Facebook, dove un utente, superando ogni limite della decenza, ha auspicato che le venisse sparato con un fucile per costringerla alle dimissioni. Un episodio, questo, che ha immediatamente allertato le autorità, le quali, con una tempestiva indagine, sono già risalite all’identità dell’autore del commento violento. La reazione della Santanchè, dal canto suo, è stata di una fermezza non priva di determinazione, avendo ella affermato, senza mezzi termini, di voler proseguire imperterrita per la propria strada, nonostante gli attacchi vergognosi ricevuti.
L’altra insidia del social network: il phishing dolciario
Parallelamente, in un angolo completamente diverso dello stesso social network, si consuma un’altra forma di aggressione, meno diretta ma altrettanto pericolosa, che colpisce gli utenti nel loro portafoglio. Sta infatti mietendo vittime una raffinata operazione di phishing che, in maniera del tutto fraudolenta, sfrutta il brand amatissimo della Nutella. I malintenzionati, approfittandosi della popolarità del prodotto Ferrero, pubblicano annunci accattivanti che promettono l’acquisto di fantomatiche “Nutella Gift Box”, spacciate per lotti in esubero e offerte a prezzi stracciati, il che le rende un’esca irresistibile per molti.
Il meccanismo dell’inganno
Il modus operandi, che si ripete con inquietante frequenza, prevede che le vittime potenziali vengano attirate attraverso post o commenti contenenti un cosiddetto “link riservato”; cliccando sul quale, esse non approdano a un affare genuino, bensì a un sito web clone, costruito con la massima cura per apparire autentico. È lì, in quella finta piattaforma di vendita, che gli hacker tendono la loro trappola finale, richiedendo e sottraendo, con destrezza, informazioni personali e dati bancari degli ignari acquirenti. Una truffa, questa, che si basa interamente sull’inganno e sulla fiducia che le persone ripongono in un marchio celebre, dimostrando quanto la rete possa nascondere insidie dietro a proposte apparentemente innocue.
Due storie di un web insicuro
Queste due vicende, seppur così distanti per natura e obiettivi – l’una mirata a intimidire una figura pubblica, l’altra progettata per depredare i privati cittadini –, disegnano un quadro preoccupante dell’ecosistema digitale odierno. Da un lato, la violenza verbale che cerca di zittire le voci scomode, dall’altro, la frode che si annida nella quotidianità delle offerte online. Entrambe pongono con urgenza la questione della sicurezza negli spazi virtuali, luoghi dove, ormai, si gioca una parte significativa della vita pubblica e di quella economica di moltissimi, i quali si trovano a dover navigare in acque sempre più pericolose.




