Caro caffè al bar, Bolzano è la regina dei rincari: espresso a 1,51 euro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il caffè al bar più caro d'Italia si beve a Bolzano, e non è una sorpresa per chi segue l'andamento dei prezzi al consumo. Nel capoluogo altoatesino, una tazzina di espresso costa in media 1,51 euro, il prezzo più elevato mai registrato a livello nazionale, un primato che stride con la tradizione del caffè come bene accessibile e che fa riflettere sulle profonde disparità economiche del Paese. Alle sue spalle si piazza Pescara, con 1,49 euro, a dimostrazione che il caro-tazzina non è solo un fenomeno del Nord, ma colpisce trasversalmente diverse regioni, seppur con intensità differenti.

Il caro-tazzina e l'aumento senza precedenti

Negli ultimi cinque anni, il prezzo medio per un espresso consumato al bancone è aumentato del 24,2%, passando dalle cifre registrate nel 2021 agli attuali 1,29 euro. Questo dato, che emerge dallo studio realizzato dal Centro di formazione e ricerca sui consumi in collaborazione con Assoutenti, fotografa una realtà amara per i milioni di italiani che iniziano la giornata con un caffè al bar, un rito quotidiano che sta diventando sempre più oneroso.

La crescita costante, quasi un quarto in più rispetto a cinque anni fa, ha portato la spesa media a livelli mai toccati prima, penalizzando in modo significativo il potere d'acquisto delle famiglie e trasformando un piccolo piacere in una voce di bilancio da non sottovalutare.

Le ragioni dietro l'aumento del prezzo e le difficoltà logistiche

Le ragioni di questo vertiginoso aumento sono molteplici e affondano le radici in uno scenario internazionale complesso, che va ben oltre la semplice inflazione domestica. Se da un lato gli aumenti dei costi energetici e della logistica hanno inciso pesantemente sulla filiera, dall'altro lato il futuro del mercato appare segnato da nuove e improvvise incertezze.

Le esportazioni di caffè colombiano, uno dei principali produttori mondiali di Arabica, stanno subendo gravi difficoltà logistiche a causa del terremoto di magnitudo 7,4 che l'11 agosto scorso ha colpito il Paese sudamericano, aprendo un fronte di instabilità che rischia di ripercuotersi ulteriormente sui prezzi della materia prima.

Questo evento sismico, che ha devastato le infrastrutture di trasporto in una delle regioni chiave per la coltivazione, si aggiunge a una serie di criticità già note, come i cambiamenti climatici e le speculazioni finanziarie, alimentando un clima di preoccupazione tra gli esperti del settore.

Le differenze geografiche e l'impatto sui consumatori

Lo studio del C.r.c. e di Assoutenti, basato sui dati ufficiali del Mimit, ha tracciato una mappa dettagliata dei prezzi città per città, rivelando un'Italia spaccata in due, ma non sempre secondo gli stereotipi geografici. Se Bolzano guida la classifica con il suo 1,51 euro, seguita a ruota da Pescara a 1,49 euro, emergono situazioni diversificate che raccontano di dinamiche locali molto specifiche.

In alcune città del Sud, come Messina, i rincari sono stati particolarmente sensibili negli ultimi anni, mentre in altre aree, soprattutto del Centro-Nord, i prezzi hanno mantenuto una crescita più moderata, seppur costante. A Roma, per esempio, il costo del caffè ha subito un'impennata notevole, allineandosi a quelle grandi città dove il turismo e il caro-affitti influenzano inevitabilmente il costo finale del prodotto.

I consumatori, di fronte a questi numeri, si trovano a dover scegliere tra rinunciare a un'abitudine consolidata o ridurre la frequenza delle visite al bar, un dilemma che sta modificando le abitudini di spesa degli italiani.

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