Lodi, chi voleva morto Roberto Bolzoni? Si scava nelle sue frequentazioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Prosegue senza sosta l’indagine sull’omicidio di Roberto Bolzoni, il 61enne ucciso con 35 coltellate al collo e al volto, trovato senza vita martedì scorso all’interno della sua auto, parcheggiata in piazza Omegna, a pochi passi dalla sua abitazione in via Raffaello Sanzio. Il corpo, riverso in un bagno di sangue, è stato scoperto intorno alle 13, scatenando immediatamente l’allarme tra i residenti del quartiere di San Fereolo, dove Bolzoni era conosciuto come una figura tranquilla e amichevole, soprannominato “Rambo” dagli amici più stretti.

Bolzoni, disoccupato da oltre vent’anni dopo la chiusura della Sama di Borgo San Giovanni, azienda in cui aveva lavorato, viveva principalmente grazie all’eredità lasciatagli dai genitori e ai sussidi percepiti dal fratello Mario, invalido, deceduto due anni fa. Di lui, chi lo conosceva ricorda un uomo sempre sorridente, dedito alla famiglia e alla cura del fratello, lontano da atteggiamenti violenti o conflittuali. La sua routine quotidiana era scandita da piccoli gesti: una schedina giocata al punto Snai di via Villani, dove la titolare lo descrive come una persona pacifica, amante delle chiacchiere e della compagnia, spesso accompagnato dal suo cagnolino bianco.

Tuttavia, dietro l’apparente normalità della sua vita, si nasconde un mistero che gli investigatori stanno cercando di dipanare. Una delle piste più accreditate è quella della rapina, anche se non è ancora chiaro se si tratti di un movente reale o di una scena costruita a posteriori per depistare le indagini. La dinamica dell’omicidio, con il corpo rinvenuto all’interno dell’auto, suggerisce un agguato premeditato, ma i dettagli restano ancora frammentari.

Una svolta significativa è arrivata nelle ultime ore, con l’arresto di due italiani, già in carcere dopo essere stati fermati dai carabinieri. Le operazioni, condotte dalla caserma dell’Albarola, hanno visto il dispiegamento di tre auto dell’Arma, dirette a sirene spiegate verso il carcere. Sebbene le indiscrezioni iniziali puntino a un legame tra i fermati e l’omicidio, gli investigatori mantengono un profilo cauto, evitando di rilasciare dichiarazioni definitive mentre proseguono gli interrogatori e le verifiche.

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