Shein, l’Ipo a Hong Kong vale 27 miliardi: debutto il primo settembre dopo cinque tentativi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo anni di rinvii, trattative e cambi di rotta, l’attesa è finita. Shein, il gigante cinese del fast fashion che ha rivoluzionato il modo di acquistare abbigliamento online, ha ottenuto il via libera definitivo dalle autorità di Pechino per la sua offerta pubblica iniziale. Il debutto è fissato per il primo settembre sulla piazza di Hong Kong, e rappresenta il quinto tentativo di quotazione in sei anni.

Un traguardo inseguito a lungo, che arriva in un contesto di mercato profondamente mutato rispetto ai fasti del passato, con una valutazione che si attesta tra i 26,8 e i 27 miliardi di dollari. Una cifra ragguardevole, certo, ma lontana dai quasi 100 miliardi toccati nel 2022, quando il brand sembrava invincibile e la sua ascesa inarrestabile.

I numeri dell'operazione: 280 milioni di azioni e una forchetta di prezzo tra 47 e 49 dollari

L’operazione, una delle più monitorate dell’anno in Asia, prevede il collocamento di 280 milioni di azioni. Il prezzo indicativo è stato fissato in una forchetta compresa tra 47,60 e 49,50 dollari di Hong Kong per titolo, vale a dire l’equivalente di circa 5,21-5,42 euro. Sulla base di questi valori, l’obiettivo di raccolta è ambizioso: Shein punta a incassare fino a 13,86 miliardi di dollari di Hong Kong, che corrispondono a circa 1,5-1,77 miliardi di dollari statunitensi.

Un tesoretto che permetterà al gruppo di consolidare le proprie casse e affrontare le prossime sfide, a cominciare dalla crescente concorrenza e dalle pressioni normative che stanno cambiando il volto del commercio elettronico globale.

Le difficoltà del percorso: dal sogno americano al dietrofront su Londra

Il cammino verso la Borsa è stato tutt’altro che lineare. Il primo tentativo risale al 2020, quando Shein guardava con interesse al mercato di New York. In piena pandemia, il marchio aveva toccato vette straordinarie, superando i 10 miliardi di dollari di ricavi, ma il clima politico tra Washington e Pechino si fece rapidamente più teso. Le schermaglie commerciali e le crescenti diffidenze reciproche resero impraticabile la strada americana, costringendo l’azienda a rivedere i propri piani.

Le cronache raccontano poi di un interesse per Piazza Affari, a Milano, e di una successiva virata su Londra; ma anche la capitale britannica, nonostante le trattative avanzate, è stata accantonata. Alla fine, la scelta è caduta su Hong Kong, piazza finanziaria che garantisce un ponte privilegiato con gli investitori internazionali pur restando in territorio cinese, e che ha saputo offrire le garanzie necessarie per chiudere la partita.

Valutazione ridimensionata e prospettive per il colosso del fast fashion

La valutazione di circa 27 miliardi di dollari rappresenta un significativo passo indietro rispetto ai picchi del 2022, quando il fervore per i titoli tecnologici e l’e-commerce aveva gonfiato le quotazioni di quasi tutte le piattaforme digitali. Quel periodo di euforia, però, è ormai alle spalle. Gli investitori oggi sono più cauti, guardano con attenzione ai bilanci e alle prospettive di crescita sostenibile, e premiano le aziende che dimostrano solidità e capacità di adattamento.

Shein, dal canto suo, continua a macinare numeri importanti, ma deve fare i conti con un rallentamento della crescita, con le critiche legate alla sostenibilità del proprio modello di business e con la concorrenza agguerrita di piattaforme come Temu. L’Ipo del primo settembre, insomma, non è solo un evento finanziario, ma un vero e proprio banco di prova per il futuro del gruppo.

Riuscire a raccogliere oltre 1,5 miliardi di euro in un contesto così complesso sarebbe già di per sé un risultato notevole, capace di segnare una nuova fase per l’azienda e per l’intero settore dell’ultra fast fashion.

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