Federico Veronesi vince il Wildlife Photographer of the Year 2026 con lo scatto di un’elefantessa e del suo piccolo senza vita

Federico Veronesi vince il Wildlife Photographer of the Year 2026 con lo scatto di un’elefantessa e del suo piccolo senza vita
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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un’elefantessa africana avanza nel letto asciutto di un fiume, in Namibia, sorreggendo con proboscide e zanna il corpo senza vita di un cucciolo. È questa l’immagine che ha incoronato il fotografo naturalista italiano Federico Veronesi vincitore assoluto del Wildlife Photographer of the Year 2026, il più prestigioso riconoscimento al mondo per la fotografia naturalistica, organizzato dal Natural History Museum di Londra. Lo scatto, intitolato “The Aftermath”, è stato realizzato nella valle del fiume Huab ed è reso ancora più intenso dal bianco e nero.

Un’edizione da record e una doppietta in bianco e nero

L’edizione di quest’anno ha stabilito un nuovo primato, con 65.403 fotografie inviate da 121 tra Paesi e territori, valutate da una giuria internazionale di esperti di fotografia, cinema, scienza e conservazione. Per la prima volta nei 62 anni di storia del premio, sia il vincitore assoluto della categoria adulti sia quello della categoria giovani sono stati premiati per una fotografia in bianco e nero.

Il riconoscimento per i giovani è andato al quattordicenne britannico Oscar Whitfield, che ha immortalato un coleottero stercorario al lavoro nello Zambezi National Park, in Zimbabwe, con uno scatto intitolato “Labour of Love”.

La storia dietro lo scatto vincitore

Veronesi, nato a Milano nel 1975 e trasferitosi in Kenya nel 2002 per dedicarsi alla fauna selvatica africana, stava seguendo le tracce di un gruppo di elefanti quando ha notato sulla sabbia del letto del fiume degli insoliti segni di trascinamento. Seguendo quelle tracce ha raggiunto il branco e si è trovato davanti a una femmina che trasportava il corpo di un piccolo ormai morto. Il fotografo ha raccontato di aver esitato prima di scattare, temendo di violare l’intimità di quell’animale, per poi decidere di documentare un comportamento raro e significativo.

Dalle ricerche condotte sul campo è emerso che quella femmina aveva già perso un proprio cucciolo alcuni anni prima e che era già stata vista mentre trasportava altri elefantini senza vita, per cui non è certo che il piccolo che portava con sé fosse suo.

Il comportamento degli elefanti di fronte alla morte

La fotografia di Veronesi documenta un aspetto che gli etologi studiano da anni: sia negli elefanti africani sia in quelli asiatici sono state osservate reazioni complesse e prolungate di fronte alla morte di altri individui. Alcuni esemplari rimangono a lungo accanto ai corpi, li toccano ripetutamente con la proboscide, li annusano oppure manipolano ossa e resti. Le femmine sono state viste più volte trascinare i corpi senza vita dei cuccioli, talvolta per mesi.

Kathy Moran, presidente della giuria, ha commentato il valore dello scatto sottolineando come la fotografia funzioni su più piani: sul piano emotivo colpisce con forza straziante, su quello intellettuale rappresenta la prova che gli animali possiedono capacità cognitive.

La mostra a Milano

Le cento fotografie premiate saranno esposte al Museo della Permanente di Milano dal 20 novembre al 7 febbraio, in un allestimento curato dall’Associazione Culturale Radicediunopercento. La mostra milanese, giunta alla quindicesima edizione, viene presentata in contemporanea con l’esposizione londinese e propone gli scatti su grandi pannelli retroilluminati a led. Tra le immagini selezionate figurano anche quelle che documentano comportamenti rari e prospettive inusuali, come quella di un orso polare ripreso dal punto di vista di una foca.

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