Il Wildlife Photographer of the Year arriva al Forte di Bard con la lince iberica e gli altri vincitori del concorso
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dal 21 marzo al 12 luglio 2026, il Forte di Bard ospita la sessantunesima edizione del Wildlife Photographer of the Year, un’esposizione che porta in Valle d’Aosta alcune delle immagini più significative catturate dall’obiettivo dei fotografi naturalisti di tutto il mondo. La selezione, che tradisce la consueta capacità di coniugare rigore documentaristico e impatto estetico, accende i riflettori su comportamenti animali ancora poco indagati, su specie spettacolari che popolano ecosistemi spesso inaccessibili e su contesti naturali profondamente diversi tra loro: un racconto per immagini, questo, che restituisce la complessità di un equilibrio sempre più fragile.
Il voto del pubblico e lo scatto che ha vinto il People’s Choice Award
A imporsi tra le preferenze è stata una fotografia intitolata “Flying Rodent”, realizzata dall’austriaco Josef Stefan in Spagna, nella provincia di Ciudad Real, più precisamente a Torre de Juan Abad. L’immagine ritrae una giovane lince iberica (*Lynx pardinus*) nell’atto di giocare con un roditore, la sua prossima preda. Per quasi venti minuti, come ha raccontato lo stesso autore, la scena si è ripetuta tra balzi e tentativi di fuga da parte della vittima, fino a cristallizzarsi in un’istantanea capace di restituire tutta la crudezza e al contempo la magneticità di un comportamento raramente documentato con questa intensità.
Il riconoscimento assegnato è il Nuveen People’s Choice Award, un premio che ha visto la partecipazione di 85.917 votanti. La giuria popolare ha scelto tra oltre 60mila scatti provenienti da più di cento Paesi, decretando così il successo di un’opera che combina una conoscenza etologica profonda a una tecnica fotografica sopraffina. Non si tratta, va detto, di una semplice celebrazione della bellezza incontaminata: l’immagine di Stefan, con la sua carica quasi crudele, impone allo spettatore una riflessione sulla sottile linea che separa il gioco dalla violenza nella vita animale.
Un’edizione che celebra la biodiversità attraverso sguardi inediti
L’edizione di quest’anno del Wildlife Photographer of the Year, giunta appunto al sessantunesimo appuntamento, si distingue per la varietà geografica e tematica delle opere selezionate. Accanto allo scatto premiato dal pubblico, l’esposizione al Forte di Bard presenterà una serie di fotografie finaliste e menzionate, ciascuna delle quali documenta un aspetto peculiare del mondo naturale. Dai grandi predatori in ambienti estremi agli insetti colti in macro che ne rivelano strutture altrimenti invisibili, fino agli scenari più ampi dove il paesaggio diventa esso stesso protagonista, la rassegna offre un campionario ampio della ricerca naturalistica contemporanea.
Il fatto che la foto vincitrice sia stata realizzata in Spagna, dove la lince iberica rappresenta un simbolo della conservazione delle specie a rischio, aggiunge un ulteriore livello di lettura a un’opera già densa di significati. Josef Stefan, con il suo sguardo paziente e la capacità di attendere il momento decisivo, ha saputo cogliere un frammento di vita che parla tanto della resilienza di questa specie quanto della complessità delle dinamiche predatorie.
Il Forte di Bard come cornice per la fotografia naturalistica
La scelta del Forte di Bard come sede espositiva conferma la vocazione della struttura valdostana a ospitare eventi culturali di respiro internazionale. La location, con la sua architettura militare imponente e il contesto alpino circostante, si presta a un dialogo particolarmente suggestivo con immagini che celebrano il rapporto tra uomo, natura e rappresentazione visiva. I visitatori potranno fruire dell’esposizione per quasi quattro mesi, fino alla metà di luglio, con un allestimento che promette di valorizzare la qualità tecnica e narrativa di ciascuno scatto.
L’iniziativa si inserisce in un calendario che vede il forte trasformarsi in un polo espositivo di richiamo, capace di attrarre non solo gli appassionati di fotografia ma anche un pubblico più ampio, interessato a tematiche ambientali e a storie di ricerca sul campo. L’assenza di didascalie ridondanti, caratteristica di questa rassegna, lascia spazio a un rapporto diretto tra l’osservatore e l’opera, dove l’immagine diventa documento e insieme narrazione autonoma.
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