La Spezia, il 10 marzo si confrontano gli avvocati sulla separazione delle carriere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la campagna per il referendum del 22 e 23 marzo entra nel vivo, con i comitati del "Sì" e del "No" che organizzano incontri in tutta Italia, il mondo dell'avvocatura si prepara a un confronto tecnico di primo piano. La Sala Dante della Spezia ospiterà martedì 10 marzo, a partire dalle 16.30, un approfondimento voluto dall'Ordine degli Avvocati, in collaborazione con la Camera Civile, la Camera Penale e la sezione locale dell'Aiga, l'Associazione Italiana Giovani Avvocati. L'incontro si preannuncia come un'occasione per analizzare, al di là degli slogan che hanno infiammato il dibattito pubblico, le reali implicazioni della riforma costituzionale che, se approvata, separerà in modo netto la carriera dei magistrati giudicanti da quella dei pubblici ministeri.

Un passaggio, questo, che i sostenitori del "Sì" ritengono fondamentale per garantire la terzietà del giudice, un principio che, a loro avviso, rischierebbe di essere offuscato dall'attuale promiscuità delle carriere. Come ha recentemente ricordato in una trasmissione televisiva il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, esponente di spicco del fronte favorevole alla riforma, non si tratta di una novità assoluta nel panorama giuridico italiano: lo stesso magistrato Henry John Woodcock, oggi schierato per il "No", aveva in passato scritto che i pm sono "abituati a vincere facile" proprio perché il giudice, formato alla stessa scuola e frequentante gli stessi ambienti, è già in sintonia con le loro argomentazioni, auspicando di fatto una separazione. Un paradosso che i fautori del "Sì" utilizzano per dimostrare come, al di là delle appartenenze correntizie, le ragioni della riforma affondino in criticità riconosciute persino dai suoi attuali oppositori.

Dall'altra parte della barricata, il fronte del "No" compatta una galassia di voci che vanno da larga parte dell'Associazione Nazionale Magistrati a forze politiche come il Partito Democratico. L'europarlamentare dem Stefano Bonaccini ha recentemente bollato la riforma come un "bluff assoluto", accusando il governo di voler distrarre l'attenzione dalle vere piaghe della giustizia italiana, prima fra tutte la durata eccessiva dei processi. Una posizione, questa, che trova riscontro nelle parole di chi, come il professore di diritto processuale penale Mitja Gialuz, invitato dal Pd in Friuli Venezia Giulia per illustrare le criticità procedurali, vede nel testo un pericoloso stravolgimento dell'equilibrio costituzionale voluto dai padri costituenti, con il rischio concreto di sottoporre il pubblico ministero a logiche di controllo da parte del potere esecutivo.

La discussione, lungi dall'essere confinata alle aule dei palazzi di giustizia e ai circoli politici, sta trovando spazio anche in contesti inconsueti, sollevando a tratti più di una perplessità. A Bologna, la Camera Penale aveva organizzato con largo anticipo un dibattito tra le ragioni del Sì e quelle del No all'interno del carcere della Dozza, con l'obiettivo di informare i detenuti, che sono pur sempre cittadini con diritto di voto. L'iniziativa, che aveva ottenuto il parere favorevole del Tribunale di Sorveglianza e della direzione dell'istituto, è stata però bloccata dal Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per "ragioni di opportunità" non meglio specificate, lasciando gli organizzatori e i detenuti privi di un'occasione di approfondimento in un luogo dove la democrazia dovrebbe invece farsi strada con maggiore forza.

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