«Chi accusa non giudica»: il 13 febbraio ad Arezzo dibattito sulla separazione delle carriere in vista del referendum, mentre a Udine si indagano le ragioni del No e a Busto Arsizio si confrontano avvocati e magistrati
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Redazione Interno
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Il calendario degli appuntamenti pubblici che precedono la consultazione referendaria del 22 e 23 marzo — chiamata a confermare o meno la riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti — si infittisce di settimana in settimana, e lo fa seguendo una geografia tanto capillare quanto politicamente e culturalmente composita -3-4-6.
Venerdì 13 febbraio, alle ore 17:00, la Borsa Merci di Arezzo, in Piazza Risorgimento, ospiterà l’incontro dal Titolo «Chi accusa non giudica», espressione che già di per sé condensa il principio posto alla base dell’intervento di revisione: la netta distinzione ordinamentale tra chi esercita la funzione requirente e chi quella giudicante, una separazione che la riforma intende costituzionalizzare mediante la modifica dell’articolo 102 della Carta e l’istituzione di due distinti Consigli superiori della magistratura, ciascuno con competenze separate e con l’introduzione del sorteggio per una quota dei componenti togati -3-5. L’iniziativa aretina, promossa dal Comitato SiSepara con la collaborazione di +Europa Arezzo e dell’Associazione Liberaperta, vedrà i saluti di Francesco Carbini per il Comitato Giuliano Vassalli per il Sì, di Stefano Magi del Comitato SiSepara, del presidente della Camera Penale di Arezzo Roberto e di Paolo Casalini per il Circolo Matteotti Arezzo; a seguire, il dibattito entrerà nel merito delle ragioni che sostengono la riforma e di quelle che, invece, la contestano -1-5.
Parallelamente, il Centro «Ernesto Balducci» di Zugliano, in provincia di Udine, insieme ad Articolo 21 Fvg e a Libera Fvg, ha promosso un ciclo di tre incontri — il prossimo dei quali è fissato per il 24 febbraio e poi ancora per il 3 marzo — dedicati specificamente alle ragioni del No: l’impostazione che guida questi appuntamenti parte dalla premessa che la riforma non perseguirebbe affatto un obiettivo di efficienza dei tribunali, bensì metterebbe in discussione l’equilibrio costituzionale dei poteri e, con esso, la tenuta stessa dell’architettura democratica disegnata dai Costituenti -8. A Varese, qualche giorno prima, il giurista ed ex magistrato Giuseppe Battarino aveva offerto una chiave di lettura efficace dell’intero conflitto interpretativo, domandandosi come si possa riconoscere nel ritratto, che pure gli viene offerto, di un giudice che sarebbe «povero imbecille nelle mani dei pubblici ministeri» o di un pm «delinquente che intortava i giudici»; una rappresentazione, questa, che Battarino ha respinto con nettezza, restituendo così la complessità di un mestiere che non si lascia ridurre a schematiche contrapposizioni -3-7.
Lunedì 23 febbraio a Busto Arsizio il confronto tra chi sostiene e chi contesta la riforma
Lunedì 23 febbraio, alle 20:30, la Sala Tramogge dei Molini Marzoli di Busto Arsizio ospiterà invece l’incontro «Magistratura e Costituzione: le ragioni del sì e del no», organizzato dall’Unione Provinciale Enti Locali con il patrocinio della Città di Busto Arsizio -4. La serata, moderata dal giornalista Matteo Inzaghi, metterà attorno al tavolo il sostituto procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Massimo De Filippo e gli avvocati Raffaele della Valle, Fabio Ambrosetti e Samuele Genoni — quest’ultimo in veste di co‑responsabile dell’Osservatorio ordinamento giudiziario dell’Unione Camere Penali Italiane — e rappresenterà un’occasione di confronto diretto tra magistrati e avvocati, due categorie professionali che la riforma investe in modo asimmetrico e rispetto alle quali le rispettive rappresentanze associative hanno assunto posizioni pubbliche divergenti -4-10.
La polemica sul sorteggio dei componenti del Csm e le dichiarazioni del professor Zanon
Nel vivo del dibattito, che ormai da settimane anima non solo le aule dei tribunali e le sedi delle camere penali ma anche le colonne dei quotidiani e i talk show televisivi, si è inserita con forza la questione del sorteggio dei membri togati dei futuri Consigli superiori: il professor Nicolò Zanon, presidente del Comitato Sì Riforma ed ex presidente della Corte costituzionale, ha ripreso in questi giorni una dichiarazione resa nel settembre 2020 dalla magistrata Silvia Albano — oggi tra le voci più aspre della campagna per il No — nella quale la stessa Albano motivava la propria contrarietà al sorteggio con l’intento di evitare quella che definiva «la deresponsabilizzazione degli eletti», i quali, una volta estratti a sorte, non avrebbero più alcuna responsabilità politica -2. Zanon ha letto in quelle parole, depositate agli atti sei anni fa, la conferma che l’opposizione alla riforma non nascerebbe da una difesa dell’indipendenza della magistratura, bensì dalla volontà di preservare il controllo che le correnti associative esercitano oggi sul Csm, un controllo che Zanon non ha esitato a definire «colonizzazione» dell’organo di autogoverno -2-8.
Il ricorso al Tar, la data del voto e le repliche dell’Associazione nazionale magistrati
Sullo sfondo di questi appuntamenti territoriali resta aperto il contenzioso amministrativo relativo alla data del voto: il comitato dei quindici giuristi guidato dall’avvocato Carlo Guglielmi ha contestato la scelta del governo di fissare la consultazione al 22 e 23 marzo, ritenendo i tempi troppo compressi e lesivi del diritto a una campagna referendaria piena e informata, e ha depositato ricorso dinanzi al Tar del Lazio chiedendo la sospensiva della delibera del Consiglio dei ministri -6-10. La discussione collegiale è stata calendarizzata per il 27 gennaio e, nonostante la premier Giorgia Meloni abbia ribadito che non sussistono ragioni per uno slittamento, il fronte del No rivendica il significato politico delle oltre cinquecentoquarantaseimila firme raccolte in poche settimane, un numero che — a parere dei promotori — testimonia una domanda diffusa di approfondimento e di partecipazione democratica -6.
Parallelamente, si è accesa la polemica intorno ad alcuni magistrati della Corte di cassazione che, dopo aver partecipato alle decisioni dell’Ufficio centrale per il referendum, risultano tra i relatori di iniziative pubbliche schierate per il No: il riferimento, in particolare, è al magistrato Alfredo Guardiano e all’ex deputata del Partito democratico Donatella Ferranti, la cui presenza in un convegno sulle ragioni della contrarietà alla riforma è stata stigmatizzata dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami, il quale ha parlato di una commistione tra funzione giurisdizionale e militanza politica che la riforma — qualora approvata — avrebbe proprio l’obiettivo di superare -10. Dura la replica del primo presidente della Cassazione, Pasquale D’Ascola, secondo cui le decisioni degli organi giudiziari possono essere criticate esclusivamente sul piano tecnico e non attraverso «illazioni personali» che finiscono per delegittimare l’intera funzione giurisdizionale; e altrettanto netta la presa di posizione dell’Associazione nazionale magistrati, che ha definito inaccettabili le dichiarazioni rivolte contro i giudici della Suprema corte -10.




