Neonata muore poche ore dopo il parto in casa, la madre: "Non sarebbe cambiato nulla"
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Redazione Interno
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Una neonata, venuta alla luce nell'alba di domenica in una abitazione di Borso del Grappa, si è spenta poche ore dopo il trasporto d'emergenza, effettuato in elicottero, all'ospedale Cà Foncello di Treviso. La causa del decesso, stando alle prime ricostruzioni, sarebbe da ascrivere a uno shock emorragico che ha colto la piccola Virginia, questo il suo nome, poco dopo il travaglio. La madre, una donna di trentasette anni che ha già sperimentato in precedenza, e per quattro volte, l'esperienza del parto domestico, ha voluto sin da subito sgombrare il campo da qualsivoglia dubbio legasse la tragedia alla scelta di non recarsi in ospedale. «Se avessi partorito in ospedale non sarebbe cambiato nulla», ha dichiarato con fermezza, pur nel dolore più acuto, aggiungendo che la scomparsa della figlia non è stata la «conseguenza di un parto andato male».
L'indagine della procura e il ruolo delle ostetriche
Sul caso, come prevedibile, è immediatamente intervenuta la procura di Treviso, la quale ha disposto l'autopsia sul corpicino della neonata per accertare con precisione le cause della morte. L'inchiesta, che si concentra sulle dinamiche che hanno portato al tragico epilogo, sta esaminando con particolare attenzione la figura delle due ostetriche che assistevano la partoriente. Queste professioniste, come è stato specificato, non appartengono al personale dell'Ulss 2 Marca Trevigiana, un dettaglio non marginale che le espone al rischio di un'accusa per omicidio colposo, mentre si cerca di capire se siano state rispettate tutte le procedure di sicurezza e di valutazione del rischio nel corso della gravidanza.
La difesa della sindaca e l'ipotesi della malformazione
A fare da contraltare al dibattito, spesso aspro, sviluppatosi sui social network a seguito della notizia, è intervenuta la sindaca di Borso del Grappa, Fiorella Ravagnolo, la quale ha voluto difendere pubblicamente la famiglia colpita dal lutto. «C’era una condizione congenita, basta odio contro di loro», ha affermato con decisione il primo cittadino, facendo proprie le parole della madre e indicando in una presunta malformazione il vero e unico fattore scatenante della tragedia. La posizione della sindaca sembra trovare un fondamento nell'ulteriore rivelazione, emersa dalle indagini, secondo cui il parto in casa sarebbe stato in precedenza sconsigliato dai medici, probabilmente a causa di condizioni della gestante o del feto che richiedevano un monitoraggio clinico più stringente.
Un lutto che interroga le scelte
La vicenda, al di là degli sviluppi giudiziari che determineranno le eventuali responsabilità penali, si configura dunque come un dramma familiare che pone interrogativi complessi. Da un lato, la convinzione intima dei genitori, sostenuta dalla sindaca, che nulla avrebbe potuto salvare la loro bambina, neppure il ricovero in una struttura attrezzata. Dall'altro, l'azione della magistratura che deve verificare se, nonostante la probabile esistenza di un problema congenito, la scelta del parto domestico e la condotta di chi l'ha assistito possano aver in qualche modo contribuito a accelerare o a non prevenire un esito già di per sé drammatico, in un contesto dove la scelta stessa era stata sconsigliata dagli specialisti.




