Imma Tataranni, il regista chiarisce: non è Scalera ad aver lasciato, volevamo proteggere la serie
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sette anni e cinque stagioni, un percorso televisivo che ha segnato un’epoca per la fiction italiana, si sono chiusi domenica 29 marzo con il saluto a Imma Tataranni. Quattro milioni e mezzo di spettatori – per la precisione 4.511.000, pari al 24,5% di share -2 – hanno assistito all’ultima indagine del sostituto procuratore dai completi leopardati e dal piglio ruvido, quella figura ibrida che mescolava ironia e determinazione, diventata un piccolo fenomeno sociologico prima ancora che un semplice personaggio tv. A porre fine a questo capitolo, contrariamente a quanto molti hanno ipotizzato, non sarebbe stata una scelta unilaterale dell’attrice protagonista, ma una precisa volontà autoriale.
La versione di Amato e il tentativo di preservare l’eredità
Francesco Amato, regista della serie tratta dai romanzi di Mariolina Venezia, ha voluto mettere un punto fermo sulle dinamiche che hanno portato alla conclusione del ciclo. Intervenuto per commentare il successo dell’ultima puntata, Amato ha smentito la narrazione che voleva Vanessa Scalera come unica artefice dell’addio, spiegando che la decisione è stata concertata per tutelare l’integrità del racconto. “Non è Scalera ad aver lasciato, volevamo proteggere la serie”, avrebbe chiarito il regista, sottolineando come l’obiettivo fosse quello di evitare che la produzione andasse avanti per inerzia, rischiando di snaturare ciò che era stato costruito in sette anni di lavoro. Una scelta di campo, insomma, che ha privilegiato la coerenza narrativa alla logica industriale del rinnovo seriale.
Un’ipotesi di futuro che resiste: il film in cantiere
Se la serie tv chiude i battenti con la promozione di Imma a procuratore capo a Milano e la riconciliazione con il marito Pietro – un finale che ha diviso i fan tra chi lo ha letto come un ritorno agli affetti e chi come un tradimento della natura anticonformista del personaggio –, il mondo di Matera potrebbe però non essere destinato a spegnersi definitivamente. A tenere accesa la speranza ci pensa Salvatore De Mola, sceneggiatore storico della serie, il quale ha confermato che l’ipotesi di un film resta concretamente sul tavolo. Un’eventuale trasposizione cinematografica permetterebbe di esplorare con più respiro il nuovo status della protagonista, ormai alle prese con la giurisdizione milanese, senza la pressione della cadenza annuale che impone la serialità televisiva. De Mola, che insieme a Mariolina Venezia e agli altri sceneggiatori ha curato la trasposizione dei romanzi, non ha voluto entrare nel merito di una trama specifica, ma ha lasciato intendere che le carte in tavola per riannodare i fili ci sono tutte.
L’addio silenzioso di Vanessa Scalera e il peso della simbiosi
A suggellare questo passaggio, Vanessa Scalera ha scelto un gesto di rara discrezione: una storia su Instagram con uno skyline di Matera visto di spalle, senza didascalie né spiegazioni. Un saluto muto a quella città dei Sassi che le ha restituito popolarità e alla quale ha regalato, in cambio, un’immagine contemporanea capace di attrarre nuove leve di telespettatori. Il legame tra l’attrice e il personaggio era ormai simbiotico, una di quelle alchimie rare che la televisione italiana non vedeva dai tempi di Luca Zingaretti con Montalbano. Ed è proprio questa consapevolezza ad aver guidato le scelte della produzione: chiudere mentre l’affetto del pubblico era ancora al massimo, piuttosto che assistere a un lento logorio o, peggio, a una sostituzione che avrebbe rischiato di apparire posticcia. Il finale della quinta stagione, ambientato tra il Palombaro di Matera e le stanze del tribunale, è servito quindi non solo a sciogliere i nodi dell’ultimo caso giudiziario – quello del fornaio Canio – ma a ricomporre il quadro umano della famiglia Tataranni, lasciando allo spettatore la sensazione che per Imma, quella con la valigia pronta per Milano, sia iniziato un altro tipo di viaggio.




