NFT, tra il crollo e una silenziosa rinascita: il mercato supera di nuovo i tre miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La parabola degli NFT, i token non fungibili che tra il 2021 e il 2022 accesero una febbre collettiva portando con sé promesse di rivoluzione digitale e facili guadagni, sembrò concludersi in un niente di fatto, trascinata dal crollo dei valori e dallo svanire dell’interesse del grande pubblico. La sensazione che si trattasse di una bolla tecnologica destinata a scoppiare, come tante altre nella storia recente, apparve confermata dalle analisi che, già nel 2024, dichiaravano “morto” – per assenza di scambi e di attività – addirittura il 96% delle migliaia di collezioni esaminate: un cimitero digitale di asset valutati centinaia di migliaia di dollari e poi ridotti a oggetti privi di mercato.

Un settore che muta pelle

Quella stessa storia, tuttavia, oggi mostra un capitolo nuovo e inatteso, segnato non dal clamore speculativo di un tempo bensì da dati concreti che indicano una ripresa strutturale. Secondo le rilevazioni di CoinGecko, infatti, la capitalizzazione totale del mercato NFT ha riconquistato la soglia dei tre miliardi di dollari, un traguardo significativo per un ecosistema dato per esanime dopo anni di oblio. A trainare questa rinascita, che qualcuno potrebbe definire un “eterno ritorno”, sono state in particolare le cosiddette collezioni “blue-chip”, i nomi storici e più solidi del settore: i CryptoPunks, per fare un esempio, hanno registrato rialzi superiori all’8% in una sola settimana, mentre altri progetti di peso hanno seguito trend positivi simili, segnalando una riacquisita fiducia da parte degli investitori più attenti e una possibile maturazione dell’intero ambiente.

Il legame persistente con la cultura contemporanea

Parallelamente a questa ripresa finanziaria, il concetto di NFT non ha mai davvero abbandonato alcuni ambiti culturali che ne avevano abbracciato per primi le potenzialità, come la scena musicale rap e il mondo dello streetwear e delle sneaker, dove la ricerca di autenticità, status ed esclusività trova un naturale alleato nella tecnologia blockchain. Se l’hype iniziale si è dissipato, lasciando spazio a un esame più critico e disincantato, la sostanza – ovvero l’uso di questi token come certificati di proprietà digitale, strumenti per l’accesso a esperienze o componenti di identità per i brand – ha continuato a evolversi lontano dai riflettori, integrandosi in processi creativi e strategie commerciali che guardano al futuro.

Lo specchio delle criticità: cronaca e procedimenti giudiziari

Questo percorso, va detto, non è stato e non è privo di ombre, come dimostrano i fatti di cronaca che hanno visto le autorità investigative occuparsi di casi legati al settore delle criptovalute e degli asset digitali. In un procedimento che ha coinvolto numerosi risparmiatori, ad esempio, uno dei soci di una società attiva nel campo ha rotto il silenzio dopo anni, inviando una comunicazione ai clienti per esprimere il suo rammarico e dichiarare la volontà di collaborare con la magistratura, in un contesto dove molti investimenti erano svaniti. Episodi del genere, trattati con la necessaria riservatezza dalle procure competenti, restituiscono l’immagine di un mercato che, nella sua fase pionieristica, ha attratto anche operatori poco trasparenti, generando situazioni di grave danno economico per le persone coinvolte e aprendo complesse inchieste i cui sviluppi sono ancora in corso.

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