Autotrasporto, il caro diesel rischia di escludere le imprese dal ribasso
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il caro diesel rischia di lasciare senza benefici una parte dell’autotrasporto, nonostante il ribasso applicato da alcune grandi compagnie petrolifere. A lanciare l’allarme è Paolo Uggè, presidente di Fai-Conftrasporto, che segnala come molti mezzi industriali si riforniscano attraverso l’extrarete, cioè nelle cosiddette pompe bianche non collegate ai principali operatori del settore.
Il nodo dell’extrarete per camion e imprese di trasporto
Secondo la rappresentanza dell’autotrasporto, la riduzione dei prezzi praticata da alcune aziende petrolifere rischia di non tradursi in un vantaggio concreto per numerosi operatori. Il motivo indicato è legato alla modalità di approvvigionamento: una parte dei veicoli industriali acquista il carburante fuori dai circuiti delle grandi multinazionali, in punti vendita indipendenti che non avrebbero applicato gli stessi ribassi.
La questione dell’extrarete è stata portata direttamente all’attenzione del governo attraverso una lettera unitaria inviata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al viceministro Edoardo Rixi. Il documento è stato sottoscritto dalle associazioni presenti nel Comitato centrale dell’Albo dell’autotrasporto, tra cui Anita, Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fedit, Fiap, Sna Casartigiani, Confcooperative, Legacoop, Unatras, Assotir e Trasportounito.
Le organizzazioni chiedono un incontro urgente e un intervento sul tema del carburante acquistato fuori dalla rete dei grandi marchi. Il settore dell’autotrasporto, che comprende imprese impegnate nel trasporto merci su strada, è seguito anche attraverso strumenti istituzionali dedicati come l’Albo nazionale degli autotrasportatori e le misure specifiche rivolte alle aziende del comparto.
Il carburante incide anche sui servizi locali
L’aumento dei costi energetici non riguarda soltanto il trasporto merci, ma si riflette anche su attività che utilizzano quotidianamente mezzi alimentati a gasolio. Nel settore della raccolta dei rifiuti, per esempio, l’incremento del prezzo del carburante viene considerato un elemento capace di incidere sui costi operativi delle aziende che gestiscono il servizio.
A Verona Amia, società incaricata della raccolta nel territorio comunale, ha indicato un aumento registrato nel primo semestre 2026 nell’ordine dell’8 per cento. La società ha stimato che, a fine anno, l’impatto dei rincari potrebbe arrivare a circa il 10-12 per cento, con un costo aggiuntivo superiore a 250 mila euro. Le conseguenze sulle tariffe della Tari, secondo quanto indicato, non sarebbero immediate.
Famiglie, agricoltori e imprese sotto pressione per il costo del carburante
Il tema del caro carburante viene segnalato anche come un problema per i cittadini e per le attività economiche che dipendono dagli spostamenti su strada. Sebastiano Guzzi, vicepresidente nazionale di Unilavoro Pmi, ha evidenziato le difficoltà legate all’aumento dei prezzi di benzina e diesel, con particolare attenzione alla Calabria, dove l’automobile rappresenta per molte persone uno strumento essenziale per gli spostamenti quotidiani.
Le associazioni che rappresentano imprese e lavoratori richiamano l’attenzione sull’effetto dei costi energetici sui bilanci aziendali.
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