Caro carburanti, l'allarme di Cna Fita Marche: «A rischio oltre 2.800 imprese di autotrasporto»
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La Cna Fita Marche ha lanciato un forte allarme sulla tenuta del comparto dell'autotrasporto regionale, che conta oltre 2.800 imprese messe a dura prova dai continui rincari del gasolio, dalla crisi energetica e dal calo della liquidità.
Il responsabile regionale Riccardo Battisti e il presidente di Cna Marche Luca Settimi sottolineano come la crisi rischi di provocare il fermo involontario di moltissimi mezzi pesanti nelle prossime settimane, con ripercussioni a catena sull'intero sistema manifatturiero, agroalimentare e commerciale marchigiano.
Per scongiurare la chiusura di centinaia di micro e piccole aziende familiari, l'associazione di categoria chiede al Governo la definizione urgente di un «Patto sociale sui carburanti» basato su sei punti chiave, tra cui l'applicazione vincolante del fuel surcharge, sostegni straordinari alla liquidità senza vincoli di tonnellaggio, la velocizzazione dei crediti d'imposta e la sterilizzazione dell'Iva sulle accise a livello europeo.
I prezzi alla pompa
Le richieste arrivano mentre i listini dei carburanti continuano a viaggiare su livelli che, per il trasporto professionale, risultano insostenibili. Secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornate al 23 settembre 2026, sulla rete stradale il prezzo medio in modalità self service è di 2,155 euro al litro per la benzina e di 2,340 euro per il gasolio. In autostrada le medie salgono rispettivamente a 2,245 e 2,418 euro al litro.
Si tratta di valori che, rapportati ai consumi di un veicolo pesante, si traducono in extracosti annui che le piccole imprese dell'autotrasporto faticano ormai a sostenere.
L'asse tra taxi e Ncc
Sul fronte del trasporto pubblico non di linea, la crisi energetica ha prodotto un effetto collaterale inedito: l'alleanza tra taxi e noleggio con conducente, categorie storicamente divise sulla regolamentazione del settore. Nove sigle associative, in rappresentanza di circa l'80 per cento degli operatori, hanno scritto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri dell'Economia e dei Trasporti per chiedere due interventi specifici.
Il primo è l'estensione del cosiddetto «carburante professionale» sgravato dalle accise, un meccanismo già in vigore in buona parte d'Europa e in Italia limitato al trasporto merci e agricolo. Il secondo riguarda l'introduzione di un credito d'imposta per i servizi di trasporto pubblico non di linea, riferito al periodo da marzo a ottobre 2026 e agli incrementi dei prezzi rispetto a febbraio.
La piattaforma comune non esaurisce però le richieste delle due categorie, che mantengono rivendicazioni distinte. Per il servizio taxi, sottoposto a tariffazione amministrata, la Cna Fita chiede di modificare i criteri del credito d'imposta ordinario, parametrandolo ai litri effettivamente acquistati e documentati fiscalmente anziché a quantità forfettarie legate alla densità demografica del comune e ai giorni di servizio.
Viene inoltre proposta l'introduzione nella legge quadro sul trasporto pubblico non di linea di un supplemento tariffario temporaneo e automatico, il fuel surcharge, da attivare quando il prezzo del carburante supera una soglia predeterminata. Per gli Ncc il nodo principale riguarda i contratti stipulati prima della crisi energetica, ancora in essere sulla base di corrispettivi definiti quando i carburanti avevano prezzi sensibilmente inferiori, senza possibilità di adeguamento in corso d'opera.
Il nodo dei crediti d'imposta
Sul versante degli strumenti compensativi già varati dal Governo, le associazioni di categoria segnalano criticità operative che rischiano di svuotare di efficacia i sostegni. Il contributo straordinario introdotto dal primo decreto carburanti copre la maggiore spesa sostenuta dal marzo 2026 rispetto ai prezzi di febbraio, ma il termine del 31 dicembre per la fruizione appare incompatibile con i tempi tecnici delle verifiche dell'Agenzia delle Dogane e dell'Agenzia delle Entrate e con la struttura fiscale delle microimprese.
Una proroga al 31 marzo 2027 permetterebbe di agganciare il credito alla prima grande finestra fiscale dell'anno, garantendo la piena utilizzabilità dell'agevolazione senza ampliare la platea dei beneficiari né aumentare l'importo riconosciuto.
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