Elsa Rubino, la quindicenne ustionata a Crans-Montana, apre gli occhi e riconosce i genitori

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo ventidue giorni di coma, Elsa Rubino, la studentessa biellese ricoverata a Zurigo per le gravissime ustioni riportate nell'incendio al bar Le Constellation di Crans-Montana, ha riaperto gli occhi e ha riconosciuto i suoi genitori, Isabella e Lorenzo, che da oltre tre settimane vegliano instancabilmente al suo capezzale. Il padre, parlando con emozione contenuta, ha descritto quell'attimo come un momento di gioia immensa, paragonabile soltanto alla sua nascita, sottolineando però, come del resto fanno i medici, che la situazione della giovane rimane critica e la prognosi è tuttora riservata. La ragazza, che ha riportato ustioni su circa il sessanta per cento del Corpo, è ancora ricoverata in terapia intensiva in attesa di un nuovo intervento chirurgico all'intestino, il terzo da inizio gennaio, e le sue condizioni, sebbene questo risveglio rappresenti un segnale importante, non consentono ancora di pianificare un eventuale trasferimento.

Il percorso medico e la battaglia ancora in corso

Il risveglio di Elsa, seppur carico di speranza, non modifica la complessità del quadro clinico, che i sanitari continuano a definire grave e sotto stretta osservazione. La quindicenne, una delle centosedici persone ferite nella sciagura che costò la vita a quaranta giovani, deve infatti affrontare un lungo e doloroso percorso di cure e di riabilitazione, il cui esito, come precisato dai medici, non è al momento prevedibile. Le operazioni chirurgiche già subite e quelle che dovrà ancora affrontare, necessarie per riparare i danni interni e gli estesi tessuti cutanei compromessi dal fuoco, ne testimoniano la drammaticità, tenendo la famiglia in uno stato di apprensione che va ben al di là dell'istante di commozione per il riconoscimento.

Le indagini e la richiesta della procura di Roma

Parallelamente al calvario sanitario, procedono le indagini sulla dinamica dell'incendio, coordinate dalla Procura di Sion, in Svizzera. A tal proposito, si è mossa la Procura di Roma, la cui competenza deriva dalla nazionalità italiana di molte delle vittime. Magistrati italiani si recheranno a breve presso i colleghi elvetici per un incontro volto a fare il punto sullo stato delle indagini e per formalizzare una precisa richiesta di collaborazione attiva. L'istanza, che verrà discussa nei prossimi giorni, punta a ottenere che la polizia giudiziaria italiana possa partecipare direttamente a futuri atti investigativi, come perquisizioni, interrogatori e audizioni di testimoni, al fine di accertare con la massima precisione le responsabilità di una tragedia che ha segnato profondamente l'opinione pubblica dei due paesi.

Un quadro giudiziario internazionale

Questa iniziativa della magistratura capitolina rappresenta un passo significativo nell'ambito della cooperazione giudiziaria transfrontaliera, dettato dalla volontà di seguire da vicino un'indagine particolarmente complessa e di garantire un supporto concreto alle famiglie delle vittime italiane. Lo scambio di pareri e di informazioni tra le due procure, ciascuna con le proprie prerogative, è considerato essenziale per ricostruire in modo unitario e circostanziato la sequenza degli eventi che portarono allo scoppio delle fiamme nella discoteca, evitando possibili discrepanze o ritardi che potrebbero sorgere da un lavoro condotto su binari separati, sebbene paralleli.

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