Sofia, la quindicenne ustionata a Crans-Montana, trasferita al Niguarda di Milano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'emergenza ustioni, scattata in seguito al devastante incendio che ha colpito il locale Le Constellation a Crans-Montana nella notte di Capodanno, prosegue senza sosta, come dimostra il trasferimento a Milano della quindicenne Sofia, giunta all'ospedale Niguarda da Losanna. La giovane, il cui quadro clinico resta grave, è l'ottavo paziente in soli tre giorni ad essere preso in carico dal Centro Grandi Ustioni della struttura lombarda, un dato che conferma l'impatto sanitario dell'incidente e lo sforzo di coordinamento tra le autorità transfrontaliere. Il suo arrivo, avvenuto con un'operazione complessa che ha richiesto specifiche competenze mediche, segna un ulteriore tassello nella gestione delle conseguenze più drammatiche di quella serata.

Il supporto psicologico e l’assenza di indagati

Parallelamente all'assistenza medica, un'altra forma di sostegno si è attivata sul luogo della tragedia. Guendalina Grossi, psicologa dell'emergenza della Società Italiana di Psicologia, è stata infatti inviata nella località svizzera dal Dipartimento nazionale della Protezione Civile italiana. "Siamo qui in una missione organizzata e richiesta dal dipartimento nazionale proprio per supportare quelle che sono le famiglie, i testimoni e tutte le persone che sono a Crans-Montana e che sono state impattate dall'evento", ha dichiarato a LaPresse, delineando un intervento volto a contenere il trauma collettivo. Sul fronte giudiziario, intanto, la procuratrice generale del Cantone Vallese, Beatrice Pilloud, ha chiarito che al momento non esistono indagati e non è stata configurata alcuna ipotesi di reato per l'incendio, il che non implica, ovviamente, che le indagini siano concluse ma ne segna lo stato attuale. La stessa Pilloud ha confermato la presenza di una uscita di sicurezza nel locale, un dettaglio che i periti dovranno valutare nel contesto delle cause del disastro.

Il profilo dei proprietari del locale

I riflettori delle indagini, sebbene in assenza di imputazioni formali, si sono posati comunque sui gestori del bar-discoteca. Il locale, stando al registro del commercio, appartiene dal 2015 a una coppia di ristoratori francesi, Jacques e Jessica Moretti. Lui è originario della Corsica, precisamente di Ghisonaccia, mentre lei, di circa quarant'anni, proviene dalla Costa Azzurra, avendo vissuto a Cannes e studiato tra Antibes e Monaco prima di trasferirsi in Svizzera. La procuratrice ha specificato che i coniugi Moretti sono stati sentiti in qualità di "persone informate sui fatti", circostanza che, nelle fasi preliminari, non comporta per loro alcuna misura coercitiva. Rimane da chiarire, attraverso le analisi tecniche e le testimonianze, la dinamica precisa dell'incendio e la catena delle responsabilità, se esistono, per una strage che ha provocato la morte di almeno quaranta persone e il ferimento di altre centodiciannove.

La macchina delle indagini e l’identificazione delle vittime

Il lavoro degli inquirenti procede dunque su un doppio binario, altrettanto delicato e doloroso: da un lato l'accertamento delle cause tecniche dell'incendio, dall'altro l'identificazione delle vittime, un processo che richiede tempo e massima cautela. A questo proposito, si è avuta una prima, parziale, definizione poiché le autorità svizzere hanno comunicato di aver identificato quattro deceduti, tutti di nazionalità svizzera. Si tratta di un primo passo in un percorso che dovrà fare luce sulle identità delle numerose altre persone scomparse, molte delle quali presumibilmente straniere, considerando la natura internazionale della località sciistica. L’arrivo della giovane Sofia a Milano, d’altronde, è solo uno degli episodi che testimoniano la dimensione transnazionale di questa tragedia, le cui onde d'urto, sia umane che giudiziarie, continueranno a propagarsi nei prossimi mesi.

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