Bologna, idranti e manganelli per disperdere il corteo: la giornata di tensione in piazza della Pace
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Redazione Interno
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C’è voluto l’intervento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, supportate dall’uso degli idranti, per riportare la calma nelle strade adiacenti allo stadio Dall’Ara, a Bologna, dove nel primo pomeriggio si era consumato un braccio di ferro tra la polizia e i manifestanti del corteo antagonista. Questi ultimi, radunatisi in risposta al presidio indetto dal comitato di estrema destra “Remigrazione”, avevano tentato di forzare il blocco per avvicinarsi alla zona della contestata iniziativa. Se da un lato i circa cento militanti del comitato pro-remigrazione – appartenenti a realtà come CasaPound e Rete dei patrioti – hanno occupato pacificamente piazza della Pace, intonando l’inno di Mameli e alternandosi al megafono senza particolari incidenti, dall’altro l’aria intorno era pesantemente carica di tensione.
La strategia del contenimento e la carica in via Andrea Costa
Mentre il presidio si svolgeva “all’ombra del Dall’Ara”, protetto da un cordone di blindati e agenti che ne impedivano l’accesso ai contro-manifestanti, a poche centinaia di metri la situazione degenerava. Un gruppo di attivisti, riconducibile alla galassia social di “BoloResiste” che aveva annunciato la mobilitazione nei giorni scorsi, si è ritrovato bloccato a lungo in via Irma Bandiera. La loro intenzione era quella di dare vita a un corteo non autorizzato lungo via Andrea Costa, in direzione del centro.
La risposta della polizia è stata immediata e fisica: dopo aver accerchiato i manifestanti, le forze dell’ordine hanno attivato gli idranti per disperdere la folla, costringendo i dimostranti a deviare su via Ettore Bidone. Nel video diffuso nelle ore successive si vedono i getti d’acqua alta colpire gli scudi e le persone, in una scenografia che, seppur diversa nel contesto, ricorda le tecniche di contenimento utilizzate in passati summit internazionali. Gli attivisti, che avevano esposto striscioni e intonato cori come “Siamo tutte antifasciste”, hanno cercato di resistere alla pressione degli agenti prima di essere definitivamente dispersi.
La dinamica degli scontri e i precedenti della Questura
La decisione della Prefettura di spostare il raduno dei gruppi di estrema destra dalla centrale piazza Galvani a quella periferica di fronte allo stadio – una scelta motivata da “ragioni di ordine pubblico” per evitare il contatto diretto tra le due fazioni – ha di fatto trasformato l’intera zona in un fortino assediato. L’assenza di grandi tensioni all’interno del presidio stesso, segnalata dagli osservatori come “qualche solitaria contestazione pacifica” da parte di cittadini a bordo di biciclette o con cartelli, ha contrastato brutalmente con la violenza degli eventi accaduti appena oltre il perimetro di sicurezza.
Gli organizzatori del comitato “Remigrazione” hanno rivendicato il diritto a manifestare nonostante le critiche arrivate dal mondo politico e associativo (tra cui Cgil e Arci), focalizzando i loro interventi al megafono sulla polemica relativa al trasloco forzato della loro iniziativa e sulla contestata politica migratoria. A loro dire, si è trattato di un “accanimento verso chi segue le regole”, mentre i loro avversari politici, una volta usciti dalle vie laterali, hanno incontrato il muro d’acqua degli idranti.
Le forze dell’ordine hanno giustificato l’operazione come necessaria a prevenire l’aggravarsi della situazione, visto che i manifestanti avevano lo scopo dichiarato di raggiungere fisicamente la piazza per interrompere il raduno dei rivali. La presenza di oltre cento agenti, dislocati tra le varie vie d’accesso, non è bastata a evitare la carica, che ha segnato l’epilogo di una giornata che la città temeva da giorni.
Il contesto della protesta e l’epilogo in piazza
Terminato il presidio intorno alle 17, quando i militanti di estrema destra hanno iniziato a disperdersi lanciando provocazioni (“Dove sono gli antifascisti?”), la pressione delle forze dell’ordine sugli antagonisti non si è attenuata. Sul finire del pomeriggio, la polizia ha completato l’accerchiamento del gruppo rimasto, utilizzando i blindati per restringere ulteriormente lo spazio di manovra. La decisione di utilizzare l’idrante – uno strumento di dispersione invasivo – ha suscitato polemiche immediate negli ambienti antagonisti, che hanno parlato di una reazione sproporzionata rispetto a un corteo che, seppur non autorizzato, non aveva ancora messo in atto violenze contro i colletti blu.
Non si registrano feriti gravi tra gli agenti né tra i manifestanti, sebbene alcuni attivisti abbiano riportato gli effetti della collera dell’acqua gelida e degli spintoni. La digos ha avviato le procedure per l’identificazione delle persone presenti durante la fase più calda della carica, acquisendo anche le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della zona per risalire agli autori di eventuali resistenze attive. L’intera operazione si è conclusa senza che nessuno dei due fronti riuscisse a prevalere sull’altro: i pro-remigrazione hanno potuto svolgere il loro comizio, i loro oppositori sono stati respinti a distanza di sicurezza, lasciando la piazza in mano esclusivamente alle forze dell’ordine.




