Bologna, il presidio sulla remigrazione finisce in una piazza periferica. La polizia disperde gli antifascisti con gli idranti
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Redazione Interno
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La dinamica, in apparenza paradossale, si è consumata nel pomeriggio di sabato a Bologna: da un lato un centinaio di militanti di estrema destra, radunatisi sotto le insegne del comitato “Remigrazione e Riconquista”, hanno sfilato per un’ora in piazza della Pace, zona stadio, senza generare particolari disordini – se si esclude la loro stessa richiesta, respinta dall’amministrazione, di tenere il presidio in una location più centrale. Dall’altro lato, i loro oppositori, gli attivisti antifascisti accorsi per contestare l’evento, sono stati dispersi dalle forze dell’ordine con l’uso ripetuto degli idranti, dopo che alcuni di loro – tra cui un gruppo di pacifisti – erano riusciti a entrare nell’area blindata.
La censura chiesta dal Pd e la piazza “confinata”
La vicenda, però, trova le sue radici nei giorni precedenti la manifestazione, quando la richiesta di cancellare il presidio era stata avanzata a gran voce dal Partito democratico e dalle forze di sinistra. Una richiesta che, nelle more dei consueti meccanismi di mediazione tra Comune e questura, ha ottenuto almeno un risultato concreto: l’evento non è stato annullato, ma è stato “confinato” in una piazza periferica, lontana dal cuore della città. Così, il Comitato per la remigrazione – termine che rimanda a politiche di respingimento o allontanamento di soggetti considerati non integrati – ha dovuto accettare la nuova collocazione, mentre le associazioni antagoniste denunciavano quella che a loro avviso rappresenta l’ennesima “intolleranza in nome della democrazia”.
I disordini non vengono dai patrioti, ma dai loro contestatori
E qui si innesta l’elemento più significativo della cronaca, quello che inverte le aspettative più immediate. Non sono stati i militanti di estrema destra, con le loro bandiere tricolori e i loro slogan, a creare le tensioni. Al contrario, la loro iniziativa si è esaurita in sessanta minuti, senza episodi degni di nota. A occupare le strade – e le ore del sabato bolognese, dal quartiere dello stadio fino al centro storico – è stata la contro-manifestazione antifascista. Centinaia di agenti erano stati schierati per presidiare l’area, blindatissima; il loro intervento diretto, tuttavia, si è reso necessario non per reprimere i sostenitori della remigrazione, bensì per bloccare e successivamente disperdere i loro oppositori.
Idranti, identificazioni e la zona Irma Bandiera
La polizia, dopo aver identificato alcuni dei contestatori (tra i quali figuravano anche pacifisti che avevano eluso i controlli), ha aperto i getti d’acqua in più occasioni. L’obiettivo dichiarato delle forze dell’ordine era quello di disperdere i partecipanti alla contro-manifestazione che si erano radunati in zona Irma Bandiera, un’area che nel corso della giornata è diventata il fulcro della protesta antagonista. Il bilancio finale parla di più di trenta identificati tra le fila dei contestatori, mentre nessuna conseguenza penale immediata è stata riportata per i militanti della destra radicale, i quali hanno concluso la loro ora di presenza in piazza della Pace e poi si sono sciolti senza ulteriori iniziative. L’utilizzo degli idranti, in particolare, ha rappresentato l’immagine più vivida di un pomeriggio in cui la forza pubblica ha dovuto gestire un corteo – quello antifascista – che in molti settori della politica locale avevano invece dato per scontato come “la risposta civile” a un raduno ritenuto inaccettabile.




