Intesa Sanpaolo, 177 milioni ai dipendenti tra bonus e azioni: l’accordo siglato con i sindacati
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Redazione Economia
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È stato chiuso in tarda serata, subito dopo il via libera dell’assemblea degli azionisti, il doppio accordo che Intesa Sanpaolo ha firmato con le cinque principali sigle sindacali del credito: Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin. Un’intesa, quest’ultima, che vale complessivamente 177 milioni di euro – secondo una prima stima fornita dalla First Cisl – e che riguarda da vicino quasi 70mila lavoratrici e lavoratori del gruppo in Italia, i quali (a seconda dei contratti e della performance) potranno vedere riconosciuti premi in denaro fino a 3.200 euro, oltre a un piano di partecipazione azionaria il cui valore minimo garantito è stato fissato a 2.200 euro per ciascun dipendente.
L’assemblea e i numeri della banca
Poche ore prima della firma sindacale, l’assise dei soci – riunita da remoto – aveva già approvato a larghissima maggioranza tutti i punti all’ordine del giorno, dal bilancio 2025 alla distribuzione del dividendo, passando per le politiche di remunerazione e incentivazione. Un dato, quest’ultimo, che non è passato inosservato: i soci hanno infatti confermato un saldo del dividendo da 3,3 miliardi di euro e l’avvio di un piano di buyback del valore di 2,3 miliardi. Il consigliere delegato Carlo Messina, nel corso dell’assemblea, ha rivendicato la capacità del gruppo di chiudere il 2025 con un utile netto di 9,3 miliardi, descritto dallo stesso manager come “il miglior risultato nella storia di Intesa Sanpaolo”. E ha aggiunto – con una dichiarazione di forza a uso degli azionisti – che per il 2026 l’obiettivo resta un utile netto intorno ai 10 miliardi di euro, con livelli di redditività tra i più elevati in Europa.
I numeri del premio e la platea dei beneficiari
L’accordo con i sindacati, va detto, copre essenzialmente i dipendenti con contratto italiano: sono poco meno di 69mila i bancari coinvolti (a fronte di un organico mondiale che supera le 90mila unità). Il meccanismo del premio prevede una parte fissa in denaro – fino a 3.200 euro – e una parte variabile legata al piano azionario, la cui soglia minima garantita è stata fissata in 2.200 euro pro capite. Le organizzazioni sindacali, che hanno negoziato fino a sera, hanno insistito sulla necessità di rendere strutturale il legame tra produttività e partecipazione al capitale, ottenendo una formula che, a loro dire, migliora le condizioni previste dai precedenti accordi integrativi. Nessuna delle sigle, al momento della firma, ha espresso dissenso di merito sul totale delle risorse stanziate.
Il contesto e la strategia del gruppo
L’operazione, piuttosto rilevante se commisurata agli standard del settore bancario italiano, arriva in una fase in cui l’istituto guidato da Messina (al quinto mandato consecutivo) continua a beneficiare di margini elevati, grazie soprattutto al rialzo dei tassi d’interesse degli ultimi anni e a una gestione industriale che ha ridotto i costi operativi. L’assemblea, del resto, ha approvato il bilancio 2025 senza sostanziali opposizioni, e lo stesso Messina ha parlato di “struttura operativa che continua a migliorare in termini di efficienza”. Sul fronte dei dividendi, la banca ha confermato la propria vocazione a remunerare generosamente i soci: l’amministratore delegato ha infatti ricordato che l’obiettivo è consegnare agli azionisti 50 miliardi di euro di cedole nell’arco del piano strategico, una cifra che dà la misura delle risorse che l’istituto è in grado di generare.




