Dominik Paris re di Kvitfjell: doppietta discesa-superG nelle finali di Coppa del Mondo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è storia, a Kvitfjell. Dominik Paris, il 36enne di Merano che tra un mese spegnerà trentasette candeline, ha fatto quello che forse nessuno si aspettava con una tale evidente superiorità: la doppietta. Dopo il successo in discesa di sabato, ecco il bis nel superG, l’ennesima dimostrazione di forza su una pista, l’Olympiabakken, che ormai gli appartiene. Il cronometro, ieri, si è fermato a 1’26”81, un margine sottilissimo, appena 0”07, sull’austriaco Vincent Kriechmayr, ma sufficiente per scrivere l’ennesima pagina di un rapporto d’amore, quello tra il carabiniere altoatesino e le nevi norvegesi, che non accenna a esaurirsi. è l’ottava volta, infatti, che Paris trionfa in questo comprensorio scandinavo: cinque in discesa, tre in superG. Una statistica che fa impressione, se si considera che si tratta del sito dove ha vinto più gare in carriera, superando persino la Stelvio di Bormio e la mitica Streif di Kitzbühel. La sua prestazione, in questa domenica di finali di Coppa del Mondo – che di fatto rappresentano l’atto conclusivo della stagione per gli specialisti delle discipline veloci – è stata un capolavoro di attacco e precisione. Nessun errore, nemmeno il minimo sbavatura, in un tracciato che richiedeva coraggio ma anche quella lucidità che lui, a quest’altezza della sua carriera, ha trasformato in marchio di fabbrica.

Un margine da professionista, la sfida con Kriechmayr

A rendere ancora più gustosa l’impresa, per l’azzurro, è stato il duello a distanza con Kriechmayr, il diretto avversario che negli anni lo ha spesso spremuto fino all’ultimo centesimo. Il distacco finale, quel 0”07 che profuma di impresa ai limiti del fattibile nello sci maschile, racconta di una gara interpretata in maniera magistrale da entrambi, ma con l’italiano capace di mettere il naso avanti proprio nello scatto finale. Terzo, a completare il podio tutto austriaco, Raphael Haaser, staccato di 0”38. Una superiorità quella di Paris che, pur essendo manifestatasi in frazioni di secondo, è parsa netta dal punto di vista tecnico: il bronzo olimpico in carica in discesa ha saputo gestire la pressione di chi arriva da favorito dopo il successo del giorno prima, trasformandola in carburante per una discesa all’attacco. lo scorso anno, sulla stessa pista, il portacolori del Centro Sportivo Carabinieri aveva già confezionato una doppietta simile. Ripetersi a distanza di dodici mesi, in un contesto di finali dove la tensione è sempre altissima e i margini si assottigliano ulteriormente, parla di una continuità di rendimento che pochi atleti, a questa età, riescono a garantire. “Che sorpresa”, ha commentato qualcuno ironizzando sulla sua ormai consueta capacità di essere decisivo quando meno ci si aspetta di vederlo dominare. In realtà, di sorpresa c’è ben poco: Paris ha costruito questa domenica norvegese con la pazienza e la forza di un veterano che conosce ogni segreto del Circo Bianco.

L’ottava volta sull’Olympiabakken, il numero 26 in carriera

Numeri, in questo fine settimana norvegese, ne sono piovuti a decine. Quello che più conta, probabilmente, è il 26: la vittoria numero ventisei in Coppa del Mondo per Dominik Paris, di cui sei arrivate proprio in superG. Una cifra che lo colloca stabilmente tra i più grandi interpreti della storia recente dello sci italiano, un’autorità che non ha bisogno di presentazioni. Ma c’è anche il dato, già citato, delle otto affermazioni a Lillehammer/Kvitfjell, un record personale che spiega il perché di un feeling così speciale con questo tracciato, dove la neve, spesso capricciosa, sembra invece diventare sotto i suoi sci un tappeto docile e veloce.

A fare da contraltare alla gioia azzurra c’è la consapevolezza, per gli avversari, di aver trovato un muro. Kriechmayr, pur disputando una prova di altissimo livello – tanto che per lunghi tratti è parso avere il passo giusto per la vittoria – ha dovuto inchinarsi alla perfezione dell’italiano. Haaser, dal canto suo, ha completato un podio che conferma la forza del gruppo austriaco nelle discipline veloci, ma oggi, come ieri, il giorno era di un altro colore. La gara, asciutta e senza sbavature, ha restituito l’immagine di uno sciatore che, a dispetto dell’età anagrafica, trova ancora energie e motivazioni per spingersi oltre il limite.

L’Italia dello sci maschile si stringe intorno al suo campione

Se nel settore femminile erano state Laura Pirovano e Sofia Goggia a raccogliere i riflettori nelle scorse settimane, sulle nevi di Kvitfjell lo sci maschile ha risposto con un one-man-show tutto italiano. La doppietta di Paris, la seconda consecutiva in questo contesto, rappresenta un’iniezione di fiducia per il movimento, ma soprattutto la conferma che il campione della Val d’Ultimo, nonostante il passare delle stagioni e qualche infortunio che avrebbe potuto minarne la continuità, resta un punto di riferimento assoluto. La sua discesa in superG è stata un susseguirsi di scelte tecniche precise: traiettorie pulite, una gestione delle curve da manuale e quella spregiudicatezza nei tratti più ripidi che gli ha permesso di guadagnare quei centesimi decisivi.

Con questo successo, Paris non solo archivia la stagione delle finali nel modo più dolce possibile, ma manda un segnale chiaro a tutto l’ambiente: il suo momento non è affatto tramontato. La pista norvegese, come l’anno scorso, è stata il teatro di una doppietta che pochi, alla vigilia, avrebbero scommesso di vedere, visti gli avversari agguerriti e un calendario che mette a dura prova anche i più resistenti. Eppure, l’azzurro ha sfoderato la sua miglior versione: quella di un atleta che, quando si accende, riesce a rendere tutto semplice. Anche quando il distacco finale è di appena sette centesimi.

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