La pace in Ucraina resta lontana: Zelensky apre ai negoziati, Mosca fissa le condizioni
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Redazione Esteri
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La distanza tra Kiev e Mosca resta ampia, nonostante le dichiarazioni di apertura arrivate nelle ultime ore. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, parlando a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, ha ribadito la propria disponibilità a un incontro diretto con il presidente russo Vladimir Putin, purché si svolga in un Paese neutrale e porti a un accordo definito "giusto".
La proposta, però, si è scontrata con la posizione del Cremlino, che attraverso il portavoce Dmitry Peskov ha fatto sapere che un eventuale vertice può tenersi esclusivamente a Mosca, con garanzie di sicurezza per il leader ucraino, ma solo dopo che siano state create le condizioni necessarie a livello tecnico.
Le condizioni di Mosca e il nodo della sede
La questione della sede dei colloqui rappresenta da tempo un ostacolo insormontabile. Kiev ha più volte respinto l'ipotesi di negoziati nella capitale russa, considerandola inaccettabile, e ha chiesto che un eventuale vertice si tenga in un Paese terzo con garanzie internazionali.
Peskov, dal canto suo, ha precisato che Putin è pronto a incontrare il presidente americano Donald Trump, ma che non esistono ancora precondizioni per un simile appuntamento, e che organizzare un summit prima che il terreno sia preparato a livello di esperti sarebbe "una perdita di tempo". Il portavoce del Cremlino ha inoltre affermato che Zelensky "sa perfettamente quali decisioni deve prendere" per arrivare a una soluzione pacifica, lasciando intendere che Mosca non ha modificato le proprie richieste di fondo.
Lavrov: pronti a negoziare, ma senza fermare le ostilità
A delineare con maggiore nettezza la posizione russa è intervenuto il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, durante una riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu dedicata proprio alla crisi ucraina. Lavrov ha dichiarato che la Russia "è pronta a negoziare" per raggiungere "una pace giusta e duratura", precisando però che Mosca, "avendo imparato dalla dura esperienza, non sospenderà l'operazione militare speciale per la durata dei negoziati, in qualsiasi formato si svolgano".
Il capo della diplomazia russa ha inoltre accusato l'Europa di voler sfruttare un'eventuale interruzione dei combattimenti per "rifornire di armi il regime di Kiev", formulazione che riprende la retorica ufficiale del Cremlino.
Il colloquio con Trump e la richiesta di garanzie per l'inverno
Prima del discorso all'Assemblea Generale, Zelensky aveva avuto un incontro di circa quaranta minuti con Donald Trump, nel corso del quale sono stati affrontati diversi dossier. Secondo quanto riferito dallo stesso presidente ucraino, si è parlato di un possibile cessate il fuoco limitato agli obiettivi energetici, di ulteriori forniture di missili Patriot e della necessità di un pacchetto di sostegno in vista dell'inverno.
Zelensky ha spiegato di aver chiesto a Washington un aumento delle consegne di sistemi di difesa aerea e di aver discusso la possibilità che l'Ucraina ottenga una licenza per produrre sul proprio territorio i missili intercettori, una richiesta che era già stata accennata nelle settimane precedenti. Dal canto suo, Trump ha dichiarato ai giornalisti di ritenere che Putin "voglia vedere la fine della guerra" e che qualcosa "accadrà", senza però fornire dettagli sui contenuti dell'intesa in preparazione.
La tregua energetica e il fallimento dei tentativi precedenti
L'ipotesi di un cessate il fuoco circoscritto alle infrastrutture energetiche era circolata già nei giorni precedenti il vertice Onu, ma non si era concretizzata. Nei giorni scorsi, dopo la visita a Mosca e a Kiev degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, era stata annunciata una tregua di tre giorni sulle incursioni contro la capitale ucraina, scaduta la quale la Russia ha ripreso i bombardamenti con missili e droni su larga scala.
Nella notte successiva all'incontro tra Zelensky e Trump, la capitale ucraina è stata nuovamente colpita da un attacco massiccio che ha provocato almeno due vittime e una ventina di feriti, colpendo infrastrutture ferroviarie, depositi e stazioni di servizio. Il sindaco di Kiev Vitali Klitschko ha riferito che una drona ha danneggiato un edificio non residenziale di nove piani e un centro direzionale, mentre la compagnia petrolifera statale Ukrnafta ha confermato il danneggiamento di una delle proprie stazioni di servizio, la sesta colpita in poche settimane.
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