Iveco Defence Vehicles al centro di una battaglia industriale tra Leonardo, Rheinmetall e Indra

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La divisione militare di Iveco, Iveco Defence Vehicles (Idv), è diventata il fulcro di una complessa partita industriale che vede in campo alcuni dei maggiori attori europei del settore difesa. Exor, la holding della famiglia Agnelli che controlla il gruppo torinese, ha deciso di mettere in vendita il ramo d’azienda specializzato in veicoli blindati e mezzi per la protezione civile, attirando l’interesse di almeno tre contendenti. Tra questi, il più strutturato è il tandem formato da Leonardo e Rheinmetall, ma a sorpresa è emersa anche un’offerta da parte del gruppo spagnolo Indra, che punta a creare un "gigante europeo" del comparto militare.

L’operazione, il cui valore si aggirerebbe intorno al miliardo di euro, non riguarda soltanto aspetti finanziari, ma anche strategici. Idv, con sede a Bolzano e uno stabilimento produttivo a Vittorio Veneto, vanta un fatturato in crescita – superiore al miliardo nel 2024, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente – e un portafoglio ordini che sfiora i quattro miliardi. Numeri che ne fanno un asset appetibile in un mercato sempre più competitivo, dove la corsa agli armamenti in Europa ha riacceso l’interesse per le aziende del settore.

Leonardo, che già collabora con Rheinmetall nella produzione di sistemi d’arma, vedrebbe nell’acquisizione di Idv un’opportunità per consolidare la propria posizione nel segmento dei veicoli militari. Dall’altra parte, Indra – colosso spagnolo attivo nella tecnologia e nella difesa – mira a espandere la propria presenza oltre i confini iberici, puntando sull’integrazione con la divisione italiana. La mossa, se dovesse concretizzarsi, ridisegnerebbe gli equilibri industriali del settore, con ripercussioni anche sull’occupazione negli stabilimenti del Nordest.

Quello che è certo è che Exor, guidata da John Elkann, non intende affrettare i tempi. Le trattative sono ancora in una fase preliminare, e le offerte finora presentate – compresa quella non vincolante di Indra – dovranno essere valutate con attenzione. Intanto, a Bolzano e Vittorio Veneto si guarda con prudenza a un passaggio di proprietà che, se da un lato potrebbe portare nuovi investimenti, dall’altro solleva interrogativi sul futuro produttivo dei siti.

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